Copione teatrale Piccolo Principe

Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere
Emily Dickinson

Copione teatrale de

‘Il Piccolo Principe’

di A. Saint- Exupéry

a cura di Daniela Mainardi 

Prima Scena (Aviatore e Piccolo Principe)

 

Nel deserto del Sahara

La scena rappresenta una classe vuota. Sono presenti una sedia e una cattedra, nei cui cassetti si trovano gli oggetti necessari per la rappresentazione. Sullo sfondo si vede una lavagna. Il gruppo classe sarà sempre presente in scena, seduto in semicerchio.

Scenografia: teli color sabbia per rappresentare il deserto e palloncini colorati, che simboleggiano i pianeti

Narratore: A causa di un guasto al motore di un aereo, un aviatore è rimasto bloccato nel deserto del Sahara. Mentre dormiva sulla sabbia, è stato svegliato da un bambino mai visto prima, che gli rivolge una domanda.

Piccolo principe: Per favore, mi disegni una pecora?

Aviatore: chi sei? Perché mi fai questa domanda?

Piccolo principe: (non fa caso alla domanda) per piacere, mi disegni una pecora?

Aviatore: mi dispiace, ma non so disegnare.

Piccolo principe: non importa, disegnami una pecora.

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Aviatore: va bene, ma disegnerò come sono capace (comincia a disegnare un boa alla lavagna).

Piccolo principe: no, no, non voglio un elefante dentro un boa. Ho bisogno di una pecora!

Aviatore (cancella il boa e disegna una pecora): eccola.

Piccolo principe: Questa è proprio ciò che volevo, grazie!

Piccolo principe: portami a vedere un tramonto, mi piacciono tanto.

Aviatore: bisogna aspettare che il sole tramonti. Nei vari luoghi della terra il sole tramonta in orari diversi. Quando il sole tramonta in Francia, negli Stati Uniti è ancora mezzogiorno.

Piccolo principe: che strano… Invece dal mio pianeta un giorno ho visto ben 43 tramonti! I tramonti si amano soprattutto quando si è tristi…

Aviatore: scusa, ma devo pensare alle cose serie, come ad esempio riparare il motore del mio aereo.

PP: cose serie? Tu parli come i grandi. Conosco un signore che non ha mai guardato una stella o annusato un fiore e dice di essere un uomo serio. Fa solo addizioni. Nel mio pianeta c’è un fiore che amo tanto, ma se una pecora dovesse mangiarlo, il mondo per me finirebbe (scoppia a piangere).

Aviatore: (consolandolo) allora disegnerò una museruola per la tua pecora!

Narratore: L’aviatore non sapeva come consolare il PP: il paese delle lacrime è un luogo misterioso!

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Scena Seconda: Il Piccolo Principe con l’aviatore e la rosa

(Aviatore, Piccolo Principe, Rosa)

Aviatore: da dove vieni?

Piccolo principe: dall’asteroide B612.

Aviatore: cosa fai nel tuo pianeta?

PP: la mia giornata è piena di occupazioni: guardo i tramonti, pulisco i vulcani e infine estirpo i baobab.

Aviatore: per quale motivo sradichi i baobab?

PP: Un baobab è pericoloso su un piccolo pianeta perché lo ingombra, espande le sue radici e lo trapassa fino a farlo scoppiare.

Aviatore: ho compreso, la tua giornata è sicuramente molto impegnativa.

PP: finalmente è sbocciata!

Rosa: mi sveglio ora, ti chiedo scusa, sono tutta spettinata.

PP: come sei bella!

Rosa: hai ragione: splendo come una stella! Credo… credo sia l’ora della colazione.

PP: va bene abbondante acqua fresca? (con un innaffiatoio)

Rosa: certo, adoro l’acqua mi idrata in profondità. Guarda le mie spine. Speriamo che mi proteggano… ma se dovessero venire le tigri mi potrebbero mangiare in un sol boccone!

PP: non ci sono tigri sul mio pianeta… e poi le tigri non si nutrono d’erba.

Rosa: ma io non sono un’erba.

PP: scusami.

Rosa: che orrore questi correnti d’aria… non avresti un paravento?

PP: lo cerco. Mmmm…. (pensieroso) è molto complicato questo fiore.

Rosa: per la sera mi servirà una campana di vetro. Fa molto freddo qui la sera (lamentandosi). E allora? (tossendo) Questo paravento? Arriva?

PP: Arriva, arriva! Ma qui non va mai bene nulla (spazientendosi). Parto, addio.

Rosa: sono stata una sciocca, scusami… sono stata una stupida, va via e cerca di essere felice. Lascia stare la campana di vetro, non la voglio più. L’aria fresca mi farà bene. Sono un fiore.

Addio

PP: Com’è pesante la conversazione della gente leggera! Addio

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Scena terza: Il pianeta del re

Scenografia: Il pianeta del re

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Narratore: il Piccolo Principe si trova nella regione degli asteroidi. Nel primo pianeta c’è un re che ama dare ordini stravaganti, eccentrici.

Re: (vedendo il PP) Ecco, un suddito. Avvicinati in modo che ti possa vedere meglio.

PP: Ma noi non ci conosciamo!

Re: Per me siete tutti sudditi.

PP: (sbadiglia)

Re: Suddito ti proibisco di sbadigliare! È contro l’etichetta.

PP: Mi perdoni Sire, ma sono molto stanco, ho fatto un lungo viaggio e non ho dormito a sufficienza!

Re: Allora ti ordino di sbadigliare, sono anni che non vedo qualcuno che sbadiglia. Avanti, sbadiglia! È un ordine.

PP: Sire, perdoni la mia audacia, ma non mi pare che il suo ordine sia ragionevole, perché non si sbadiglia a comando! (Pausa) Posso farLe qualche domanda?

Re: Certo, ti ordino di farmi qualche domanda!

PP: Maestà, su che cosa regnate?

Re: (indica con un dito) Su tutto quello che vedi, ossia sui pianeti e sulle stelle, su tutto l’universo.

PP: Perché le stelle e i pianeti Le obbediscono?

Re: Certo, io sono il re!

PP: Ah si? (dubitando) Allora… Potete ordinare al sole di tramontare? Posso vedere un bel tramonto?

Re: Quando sarà ora, ordinerò al sole di tramontare.

PP: Mmmm… ma questo è un imbroglio. Questo re impartisce solamente ordini assurdi … in questo luogo mi annoio, me ne vado.

Re: No, non partire. Ho bisogno della tua compagnia. Ti nominerò Ministro di Giustizia.

PP: Ma qui non c’è nessuno da giudicare! Vado.

Re: Rimani con me, non abbandonarmi. Giudicherai te stesso (urlando).

PP: Posso giudicare me stesso in qualsiasi luogo, non ho bisogno di abitare qui. Non ho voglia di stare in sua compagnia Maestà, perché la pensiamo in modo diverso.

Re: nooooo, non andartene!

PP: Non mi piace il suo modo di vedere il mondo, mio sire: Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito. Addio!

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Scena quarta: IL PIANETA DEI VANITOSI

Attrezzature (4 specchi)

Vanitoso 1: (con uno specchio, parlando da solo) Oggi sono proprio bello! Mi sento in gran forma… chissà quanti ammiratori avrò alla festa di questa sera…mi sento più bello degli altri giorni…sono proprio affascinante.

Vanitosa 2 (con uno specchio, parlando da sola e sorridendo) Specchio, specchio delle mie brame… chi è la più bella del pianeta?

Vanitosa 3: (con uno specchio) Chissà cosa penseranno quando mi vedranno con questo bellissimo vestito che mi calza a pennello… moriranno d’invidia :-)

Vanitosa 4: (con uno specchio) Da quando sto usando questo nuovo trucco i miei occhi sembrano più profondi. Mi sento in gran forma (sorridendo).

PICCOLO PRINCIPE: Con chi state parlando?

VANITOSI (in coro): Che domanda stupida! Non lo vedi che stiamo parlando da soli? Bisogna per forza parlare con qualcuno? E tu chi sei? Un nostro nuovo ammiratore? Sei venuto per applaudirci?

PICCOLO PRINCIPE: Non capisco. Ammiratore? Non so cosa sia un ammiratore… Applaudirvi? Cosa vuol dire?

Vanitoso 1: Hai dei modi originali piccolo uomo.

Vanitosa 2: Non sai proprio niente! Ma da dove vieni?

Vanitosa 3: Ammiratore è colui che ha una grande stima nei riguardi di qualcuno.

PICCOLO PRINCIPE: Ah si? Grazie per la spiegazione, ma è la prima volta che mi imbatto in vanesi. Infatti, vengo da un lontano pianeta dove non ho mai sentito parlare di ammiratori.

Vanitosa 4: Allora questo non è luogo per te…per vivere su questo pianeta bisogna ammirare o essere ammirati in continuazione.

PP: Gli abitanti di questo pianeta sono proprio bizzarri. Penso sia giunto il momento di partire.

Vanitosi: Addio PP

PP: Riflettere è molto laborioso, ecco perché in molti preferiscono giudicare. Addio

Scena quinta: IL PIANETA DEL MANAGER

(Nella cattedra deve essere presente una calcolatrice ed un quaderno su cui annotare calcoli)

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Narratore: Il terzo pianeta era abitato da un uomo d’affari.

Uomo d’affari: Tre più due fa cinque. Dieci più cinque fa quindici. Facendo la somma complessiva ottengo un milione.

PP: Un milione di che?

Uomo d’affari: Di piccole cose che brillano.

PP: Di stelle? E che ci fai?

Uomo d’affari: le possiedo.

PP: A che cosa ti serve possedere le stelle? Tu non puoi prenderle e portarle via!

Uomo d’affari: Mi servono per essere ricco, le conto e le riconto, poi scrivo il loro nome su un pezzetto di carta e lo metto in banca chiuso in un cassetto.

PP: Nel mio pianeta io innaffiavo il mio fiore tutti i giorni e pulivo i miei tre vulcani, io sono utile a loro, invece tu non sei utile alle stelle.

Uomo d’affari: Ma io… non so, non ho tempo da perdere con te, sono un uomo serio io… un milione più cinquecento (uscendo…)

PP: Sono proprio eccentrici gli uomini d’affari.

Uomo d’affari: Addio PP.

PP: La brama di ricchezze è la radice di tutti i mali. Addio

Scena sesta: IL PIANETA DEL LAMPIONAIO

(Scenografia: un lampione)

Narratore: In questo pianeta c’è un lampionaio che accende e spegne di continuo un lampione.

Lampionaio: Mi devo sbrigare, devo spegnere il secondo lampione.

PP: Perché lo fai?

Lampionaio: è la consegna, devo accendere e spegnere il lampione.

PP: Ah, si si ho compreso… Ti piace fare questo lavoro?

Lampionaio: Non direi, il mio mestiere è terribile, perché non ho un attimo di riposo.

PP: Ho visto: sei sempre in movimento! In effetti mi sembri molto affaticato.

Lampionaio: Infatti, il mio lavoro è diventato molto faticoso, perché il pianeta gira sempre più in fretta e i giorni durano solo un minuto. Per questo devo accendere e spegnere ogni minuto il lampione.

PP: Ahh immagino l’impegno che ci voglia per rispettare la consegna. Penso che il tuo agire sia lodevole, perché non ti occupi solo di te stesso. Mi ha fatto davvero piacere incontrarti.

Lampionaio: Anche a me.

PP: Mmmmm…Avevo dimenticato quanta luce c’è nel mondo, fino a quando non me l’hai donata. La vita è una grande avventura verso la luce. Addio

Scena settima: L’UBRIACONE

Narratore: Il pianeta era abitato da un ubriacone. L’incontro fu brevissimo, ma suscitò nell’animo del PP un grande sconforto.

PP: Che cosa fai? (con tono curioso)

Ubriacone: bevo, tracanno questo nettare degli dei tutto il giorno (mostrandogli una bottiglia di vino).

PP: Perché bevi?

Ubriacone: Per dimenticare tutti i miei dispiaceri.

PP: Per dimenticare che cosa?

Ubriacone: Per dimenticare che mi vergogno di bere (con tono triste)

PP: Sarà sempre schiavo chi non sa vivere con sobrietà. Addio.

Narratore: Il PP se ne andò perplesso, perché il comportamento dell’ubriacone gli parve insensato e irrazionale.

Scena ottava: NEL PIANETA DEL GEOGRAFO

(Una scrivania con un grosso libro di consultazione e un mappamondo)

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Narratore: In questo pianeta c’è solo un vecchio signore, un geografo che consulta grossi libri.

Geografo: Ecco un esploratore! Da dove vieni?

PP: Vengo dall’asteroide B612. Perché sei circondato da tanti libri? Che lavoro svolgi?

Geografo: Sono un geografo, ossia un sapiente che conosce dove si trovano i mari, le montagne e le città.

PP: Interessante. Il vostro pianeta è molto bello. Ci sono dei mari, delle montagne e delle città?

Geografo: Non posso saperlo! Un geografo è troppo importante e non va in giro a vedere. Sono gli esploratori che viaggiano e io non ho esploratori nel mio pianeta.

PP: Nel mio pianeta ci sono tre piccoli vulcani e un fiore.

Geografo: A me non interessano i fiori, perché sono effimeri e scompaiono in breve tempo.

PP: Che cosa vuol dire effimero?

Geografo: Vuol dire che vive per un breve periodo di tempo.

PP: Mmmm … non ci avevo pensato: Questo significa che il mio fiore è destinato a scomparire presto?

Geografo: Certamente.

PP: Non è importante perché, in ogni caso, i fiori sono la cosa più bella! Il mio fiore rischia di scomparire perché l’ho lasciato solo.

Geografo: Questione di punti di vista PP, tu guardi il tuo fiore con gli occhi e il tuo cuore, invece io li guardo solamente con il mio intelletto (pausa di riflessione), non uso il sentimento.

PP: Che strana persona il Geografo, usa solo il suo intelletto dimenticandosi della presenza del suo cuore… è come se vivesse dimezzato (pensieroso). E’ un geografo dimezzato. Geografo, visto che conosci tanti luoghi, che cosa mi consigli di visitare?

Geografo: Il pianeta terra. Ha una buona reputazione, è molto grande e molto ricco di vita.

PP: Vita? È proprio quello che cerco. Ho bisogno di fare tanti incontri in modo da potermi confrontare e in modo da imparare quanto più possibile.

Geografo:  va bene PP, addio.

PP: È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria. Addio.

Scena ottava bis: IL PICCOLO PRINCIPE E IL CONTROLLORE

PP: Buongiorno.

Controllore: Buongiorno.

PP: Che cosa fai qui?” domandò il piccolo principe.

Controllore: Smisto i viaggiatori e spedisco i treni che li trasportano.

PP: mmm (pensieroso guardando le persone che vanno e vengono) Hanno tutti fretta: Che cosa cercano?

Controllore: non lo so, anche il macchinista lo ignora. Dormono o sbadigliano. Solamente i bambini schiacciano il naso contro i vetri. Quelli sì, che sono fortunati.

PP: si, i bambini sono fortunati in quanto capaci di osservare e provare meraviglia.

Narratore: Purtroppo, l’abitudine inibisce la capacità di percepire la straordinarietà del mondo.

Scena nona: IL PICCOLO PRINCIPE SULLA TERRA

Narratore: dopo aver viaggiato nello spazio, il piccolo principe arriva finalmente sulla terra. La terra non è un pianeta come tutti gli altri. Ci sono tanti re, uomini d’affari, vanitosi, geografi etc. etc.

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PP: Questo pianeta è meraviglioso ed enorme; è mille volte più grande del mio

Serpente: Attento piccolo principe, sulla terra ci sono centinaia di re, di uomini di affari, di vanitosi.

Piccolo Principe: Ma tu chi sei?

Serpente: Sono un serpente, non mi vedi?

PP: Si, si, hai ragione. Ma…dove sono?

Serpente: In Africa!

PP: Ma non c’è nessuno in questo luogo, come mai? Mi sento solo (triste).

Serpente: Questo è il deserto. Ci si sente soli anche con gli uomini.

PP: Serpente, sei un buffo animale: Sei lungo e più sottile di un dito.

Serpente: Sono sottile, ma potente. Posso trasportarti lontano. Colui che tocco lo restituisco alla terra da dove è venuto (tono minaccioso)

PP: Veramente? Allora sei pericoloso, è bene starti alla larga (preoccupato).

Serpente: mi fai pena, sei così fragile (con tono provocatorio).

Scena decima: GIARDINO FIORITO DI ROSE

Narratore: Il piccolo principe camminò a lungo, attraversò le dune e le oasi. Dopodiché trovò un giardino di rose.

PP: Buon giorno roseto.

Rose: Buon giorno a te piccolo uomo.

PP: Chi siete?

Rose: Siamo delle rose. Ci piace stare vicine perché in questo modo emettiamo un profumo inebriante che rallegra i passanti.

PP:Mmmm…è vero, si respira un profumo celestiale. Siete il simbolo della bellezza e della fragilità.

Rose: Che bella immagine che hai di noi, grazie PP! Ci fa piacere avere degli estimatori sinceri come te!

PP: Grazie a voi bellissime rose! Io conosco una come voi, ma lei crede di essere unica (riferendosi alla rosa del suo pianeta).

Narratore: Il piccolo principe si allontana dalle rose, si siede dando loro le spalle e si rannicchia con la testa tra le mani.

PP: (rivolto al pubblico) credevo che il mio fiore fosse l’unico al mondo, ma purtroppo non è che una rosa qualsiasi.

Scena decima: IL PICCOLO PRINCIPE E LA VOLPE

Narratore: Il piccolo principe cammina sulla terra, dove impara tante cose, ad un certo punto incontra una volpe.

PP: Vuoi giocare con me, sono molto triste.

Volpe: No, non posso, non sono addomesticata.

PP: Che vuol dire addomesticare?

Volpe: Vuol dire avere bisogno l’uno dell’altro, vuol dire creare dei legami. Tu per me sei un ragazzino come tutti gli altri e io per te sono solo una volpe. Se creiamo un legame, sarò per te l’unica al mondo.

PP: Credo di capire, c’è un fiore che mi ha addomesticato.

Volpe: La mia vita è noiosa, perché non mi addomestichi?

PP: In che senso?

Volpe: Se tu mi addomestichi la mia vita sarà illuminata. Riconoscerò il rumore dei tuoi passi quando ti avvicinerai. Quando ti sentirò sarà per me come una musica e non scapperò a nascondermi.

PP: Mi piacerebbe, ma purtroppo non ho tempo, devo ritornare dalla mia rosa.

Volpe: Voi uomini non avete mai tempo. Comprate tutto e non avete più amici, perché gli amici non si possono comprare. Se allora tu vuoi un amico, addomesticami.

PP: Si mi piacerebbe essere tuo amico.

Volpe: Quando partirai io piangerò, ma grazie a te avrò conosciuto il calore del tuo sentimento per me. Non si vede bene che col cuore, ciò che ha valore è invisibile agli occhi.

PP: Una sola rosa può essere il mio giardino… un solo amico, il mio mondo. Addio volpe.

Volpe: addio amico mio.

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IL MOMENTO DEI SALUTI

Narratore: E’ passato un anno da quando il piccolo principe è arrivato sulla terra. È arrivato il momento  di tornare a casa e di dire addio all’Aviatore.

Aviatore: Ho riparato il mio aereo, devo ripartire, e tu?

PP: Anche io, oggi ritorno a casa dalla mia rosa.

Aviatore: Perché invece non rimani qui, sulla terra?

PP: Ho viaggiato tanto, ho incontrato tanti buffi uomini e ho imparato tanto. Ho avuto degli amici, come te e  la volpe, ma ora devo ritornare sul mio pianeta. Là mi attende un fiore che non posso abbandonare.

Aviatore: Si, ti comprendo. Addio piccolo principe, sii felice sulla tua stella.

PP: Addio aviatore, abbi cura di te.

Narratore: se una notte guardando il cielo vedrete le stelle brillare, ricordatevi del piccolo principe, della sua voglia di conoscere, dei suoi dubbi, delle sue debolezze e del suo amore per il dialogo, per le rose e per i tramonti.

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Commenti di alcuni studenti sullo spettacolo teatrale de Il Piccolo Principe

Durante l’anno scolastico abbiamo studiato il testo letterario de “ Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint- Exupéry.

Fino alla fine di gennaio abbiamo letto il testo. In esso sono racchiusi tantissimi insegnamenti e metafore. Molti di essi mi hanno colpito, come il diverso punto di vista del mondo dei bambini rispetto a quello degli adulti. Leggere il testo in classe ci è servito molto, perché quando si legge con espressività, le emozioni del testo ti entrano subito dentro; questa cosa secondo me ci ha aiutati a lavorare ai personaggi della recita. Poi, all’inizio di febbraio, abbiamo cominciato a lavorare al testo teatrale. Insieme alla Professoressa Mainardi abbiamo elaborato il copione e ciò mi è piaciuto molto perché è stato utile partecipare alla realizzazione del testo; ma le due idee che mi hanno colpito di più sono state l’idea di inserire degli aforismi nel testoe quella di far muovere i personaggi grazie ad un telecomando. In confronto all’anno scorso, oltre che sul testo, abbiamo lavorato tantissimo agli altri aspetti della recita. C’è stata ad esempio molta collaborazione nel fare la scenografia e molta coordinazione durante le prove della recita, perché ad esempio, quando usavo il telecomando, subito tutti si fermavano o ripartivano. Per fortuna, abbiamo saputo adattare alcune cose della scenografia e dei costumi dell’anno scorso, grazie alle ragazze.

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Le prove si sono svolte abbastanza bene e penso che, alla fine, una gran parte di noi sia riuscita ad immedesimarsi nel personaggio. Penso che ognuno abbia anche insegnato all’altro qualcosa in modo indiretto, come ad esempio Gabriele che ha imparato a capire le varie caratteristiche del piccolo principe osservando gli altri. Per memorizzare tutti la parte ci è voluto un bel po’ di tempo, però alla fine i risultati sono stati buoni. Il giorno della recita quando abbiamo fatto la parte di musica eravamo molto ansiosi, ma poi , a mio parere, a mano a mano ci è passata questa ansia , e nella parte finale dello spettacolo, secondo me, è proprio mancata. Durante la recita una cosa che mi ha molto colpito è stata la capacità di improvvisazione che ci è molto servita a causa di un po’ di inconvenienti. In generale, a mio parere, questa recita è andata lievemente peggio di quella dell’anno scorso a causa di più inconvenienti, ma penso che in confronto all’altra recita c’è stata molta più partecipazione.

Durante il buffet, però, ho sentito i complimenti di tutti i genitori per noi, che mi hanno molto sollevato dato  che inizialmente pensavo che la recita fosse andata male. Poi con questa riflessione ho capito che, tutto sommato, questa recita è andata molto bene. A cura di Roberto S., classe 2^ G.

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La recita scolastica è un’esperienza che vivo da circa sette anni. Anche quest’anno, mi è parso di prendere alla leggera questo impegno, ma la sera, prima di addormentarmi, non ho fatto altro che pensarci.

La scelta de Il Piccolo Principe mi è parsa bizzarra perché è un racconto corto, diviso in piccole storielle; inoltre, è molto profondo e difficile da trasformare in rappresentazione teatrale. Ciononostante, è stato semplice unire alla storia eccentrica che caratterizza il testo di A. Sant. Exupery, le perle di filosofia che le pagine di questo libro trasmettono tra le righe. Anche il copione della nostra rappresentazione può essere visto in questo modo, ma bastano poche parole per trasmettere un significato importante. Dal mio punto di vista, la recita scolastica ha avuto un solo difetto. Ciò di cui parlo non riguarda la durata della rappresentazione, la regia, gli abiti o la scenografia, invece riguarda il modo in cui si è fatto teatro, mi riferisco al trasmettere. Credo che molti miei compagni non abbiano compreso cosa significhi il ‘trasmettere’.

Il teatro non è solo rappresentare una storia, ma è la capacità di trasmettere il proprio modo di vedere e sentire un personaggio teatrale. A cura di Federico T., classe 2^ G

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Quest’anno la nostra classe ha messo in scena una recita su un racconto di Antonie de Saint-Exupery: il Piccolo Principe.

Questo testo ha un significato molto profondo e complesso. Il testo mette a confronto due mondi: quello dei piccoli, curioso e sognatore e quello dei grandi, serio e rigido. Da ottobre abbiamo letto il testo mentre da gennaio abbiamo incominciato a lavorare sulla parte teatrale. Il copione lo ha elaborato principalmente la professoressa Mainardi anche se integrandolo con alcune delle nostre idee, che si sono rivelate importantissime durante il corso della recita. Il mio ruolo l’ho interpretato al meglio delle mie possibilità e devo dire che, in contrasto ad altre opinioni, è vero che nella nostra classe molti non sanno recitare, ma sono dell’idea che la prestazione non conti molto…. L’importante è divertirsi e mettere l’anima per tutto quello che si fa, certo, se poi ci sono degli elementi svogliati che non collaborano, beh quella è un’altra storia. Alcuni vedono il teatro come un’attività didattica e altri come una di svago ma credo che quest’anno abbiamo unito le due cose. Inserire durante la recita del Piccolo Principe delle brevi esposizioni che racchiudevano il programma svolto durante l’anno è stato geniale! Finalmente abbiamo fatto vedere ai genitori l’amore e l’impegno che noi e i professori mettiamo per ogni lavoro al fine di arricchirci culturalmente e interiormente.

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Mi è piaciuto molto anche il fatto che i costumi e la scenografia siano stati elaborati completamente da noi ragazzi e se sono stati apprezzati o meno non è fondamentale perché ribadisco, secondo me l’importante è che ci siamo impegnati e divertiti nel fare questo. Ringrazio infine i professori che hanno reso possibile la realizzazione dello spettacolo e i miei compagni per il loro prezioso contributo. A cura di Tiziano della 2^ G

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Era già da un po’ di mesi che, con la mia classe, volevamo mettere in scena uno spettacolo: abbiamo deciso di fare il famoso testo letterario de “Il piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exuper.

Abbiamo cercato su internet vari copioni ma nessuno ci sembrava adatto, così abbiamo deciso di scriverlo noi. In classe siamo venti quindi ci servivano venti ruoli e ne abbiamo dovuto aggiungere qualcuno che nel libro non c’era, per far recitare tutti. Verso ottobre abbiamo iniziato a leggere il libro e verso gennaio (dopo aver terminato la lettura) abbiamo cominciato a spostarci in teatro tutti i venerdì, ma nonostante ci andassimo tutte le settimane, lo spettacolo non migliorava perché c’erano persone che urlavano altre che non memorizzavano la parte e altre ancora che salivano sul palco senza motivo, quando non era il loro turno. Ognuno di noi si occupava di qualcosa, chi della regia, chi della scenografia e chi dei costumi e, dopo tanto lavoro, grazie anche al contributo di altri professori, siamo riusciti a concludere la nostra scenografia. Venerdì 26 maggio c’è stata la prova generale, che non andata un granché ma poi allo spettacolo siamo stati tutti molto bravi e siamo riusciti a gestire l’ansia. Ai genitori è piaciuta molto e rivedendo i video fatti dai miei genitori, non mi aspettavo così tanto successo!

Per festeggiare, alla fine dello spettacolo, ognuno di noi ha portato un tipo di cibo e abbiamo finito tutto! E’ stato molto emozionante ed è stata anche una buona idea per concludere quest’anno tutti insieme. QA cura di Ludovica B, classe 2^ G