Viaggi Immaginari dei miei studenti

Non è quello che abbiamo, ma è quello che apprezziamo che crea la nostra abbondanza. Epicuro

In questa pagina pubblicherò i viaggi immaginari, in ordine di arrivo, dei miei studenti. I ragazzi sono felici di svolgere questo lavoro, in quanto hanno la possibilità di fare delle ricerche, di immaginare di recarsi in luoghi che vorrebbero visitare e hanno la possibilità di costruire un piccolo testo, che offre l’opportunità di visualizzare il lavoro svolto. Questo tipologia di lavoro guida gli studenti nel percorso didattico di scrittura creativa.

Viaggio immaginario a Kyoto

A cura di Tiziano Di G. e Roberto S.

Classe 3^ G

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Era tanto che io e il mio amico Tiziano volevamo ammirare gli spettacolari paesaggi autunnali giapponesi con i loro suggestivi colori, e finalmente l’anno scorso il nostro sogno si è avverato. In particolare ci siamo recati nella meravigliosa città di Kyoto, situata nella parte centro-occidentale dell’isola di Honshu e attraversata da nord a sud dal fiume Kamo.

Arrivati nella città (che ospita circa un milione e mezzo di abitanti), non abbiamo perso tempo e ci siamo recati subito al Fushimi Inari.

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Questo è uno dei luoghi sacri e più celebri di Kyoto, il famoso sentiero costeggiato da centinaia di torii rossi.
Il complesso si compone di cinque santuari e si estendo lungo i fianchi dell’Inari Yama, all’interno di un bosco.
Il Fushimi Inari è il più importante dei santuari dedicati al kami Inari, la divinità del riso e della fertilità, e le sue origini sono molto antiche, infatti sembra sia stato costruito prima che la capitale venisse spostata a Kyoto, nel 794, mentre gli innumerevoli torii rossi che compongono i tunnel, sono stati tutti donati nel corso dei secoli da persone singole, e famiglie, ma anche da aziende giapponesi.

La sera, abbiamo passeggiato e meditato per i tetri corridoi del santuario immersi nel silenzio e nella pace e nei suoni della natura giapponese.

In seguito, stanchi e affamati, ci siamo recati all’interno della città e abbiamo cercato un ristorante tipico dove poter gustare piatti della tradizione giapponese.

In particolare abbiamo mangiato in uno shinise, un ristorante fondato nel 1700, gestito da cuochi e artigiani del posto.

Uno degli ingredienti principali della cucina giapponese è il riso, ma sono diffusi anche pesce,verdure e legumi conditi solitamente con le varie spezie locali.  I piatti più conosciuti sono il sushi, il sashimi, oltre a piatti a base di tofu; abbiamo avuto il piacere di mangiare tutti questi piatti, con le tipiche bacchette giapponesi, inginocchiati su dei comodi cuscini, come da tradizione.

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Non poteva mancare la vista a uno dei simboli della città: il Padiglione d’Oro (Kinkakuji), un tempio Zen che si trova nella zona nord della città.

Fu in origine costruito nel 1397 come villa per lo shogun Ashikaga Yoshimitsu, e solo in seguito alla sua morte, fu convertito a tempio Zen.
Il tempio andò a fuoco diverse volte, l’ultima nel 1950 quando fu incendiato da un monaco del tempio; la struttura attuale risale al 1955. Il tempio si sviluppa su tre piani, ognuno dei quali realizzato secondo un diverso stile architettonico, e gli ultimi due sono ricoperti di foglia d’oro.

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Il tempio è immerso nella natura e, riflettendosi nell’acqua di un laghetto, crea un suggestivo effetto di contrasto con il cielo che esalta i suoi sgargianti colori.

Come ricordo della nostra esperienza giapponese, abbiamo comprato un vaso di ceramica.

Quando stavamo alla stazione di Kyoto, di fronte allo shincansen, un treno ad alta velocità giapponese tra i più veloci al mondo, sfortunatamente ci è caduto il pacco nel quale c’era il vaso, del quale ci erano rimasti semplicemente i cocci.

 

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Allora, abbiamo deciso di rivolgerci ad egli artigiani esperti di Kintsugi o Kintsukuroi, la tecnica di riparazione giapponese, che consiste nel riparare gli oggetti con l’oro, perché secondo un detto giapponese un “vaso rotto può divenire ancora più bello di quanto già non lo fosse in origine”.

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Il risultato è strabiliante: il manufatto è striato d’oro, percorso da linee che lo rendono nuovo e unico nel suo genere.

 

Viaggio immaginario in Liguria

di Egle, classe 1^ E

Viaggio immaginario a Genova

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Genova, capoluogo della Liguria, è una città di cui si potrebbe parlare per ore, famosa per il suo porto, per la sua storia gloriosa e perché è la città dove è nato Cristoforo Colombo, il più famoso navigatore ed esploratore della storia; proprio in occasione delle celebrazioni per i 500 anni del viaggio di Colombo, ha avuto un forte sviluppo legato alla riqualificazione del vecchio porto e la progettazione di un acquario che è ancora oggi il primo in Europa.

La città vecchia è caratterizzata da alte costruzioni attraversate da un fitta rete di vicoli stretti, a volte sovrapposti e collegati da scale, chiamati “carruggi o caruggi”, parte della città che, dopo la 2^ Guerra Mondiale ha avuto una fase di degrado e abbandono molto forte.

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Per visitare questa zona della città, non ho preso il treno, né l’auto, ho semplicemente indossato gli auricolari e viaggiato attraverso la musica e i brani di un gruppo di cantautori che 50 anni fa, diedero vita ad una  “Scuola Genovese”.

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Mi sono quindi lasciata trasportare dalle parole della “Città Vecchia”, di Fabrizio De André che descrive i vicoli senza luce, abitati dagli ultimi della società ed ancora in “Via del Campo”, dove tutti parlavano bene o male di “Bocca di Rosa”, poi sono salita in alto, sui tetti degli antichi palazzi, inseguendo “La Gatta”, di cui canta Gino Paoli nella famosa canzone che ho cantato tante volte; da lì sopra ho goduto di una bellissima vista sul porto e sulla grande Gru di sollevamento, il “Bigo” che è stata restaurata dall’architetto Renzo Piano, ed è diventata il simbolo moderno di questa meravigliosa città!

 

Viaggio immaginario a Torino

a cura Ludovica G (4 elementare)

 

Con la mia famiglia, ho deciso di visitare la magnifica città di Torino, capoluogo del Piemonte, regione situata nella parte occidentale dell’Italia settentrionale.

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Torino sorge sulla sponda sinistra del Po, a breve distanza dalle Alpi.

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Come è noto, il nome della città deriva da quello di un’antica tribù celtica, i Taurini, che ne fondarono il nucleo più antico.

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Le origini della città attuale risalgono invece all’epoca romana, di cui si conserva la pianta a scacchiera e la Porta Palatina.

Come prima tappa, abbiamo deciso di recarci nel centro storico della città, in cui svetta la Mole Antonelliana.

È un monumento che prende il nome dall’architetto che la costruì, Alessandro Antonelli.

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E’ una delle opere più alte d’Europa e non vediamo l’ora di salire fino in cima, per ammirare tutta la città dall’alto.

Il monumento viene anche definito balcone sulla città, grazie all’ascensore che conduce nella cupola, dove c’è un piccolo belvedere.

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All’ingresso dell’ascensore a vetri non c’è coda quindi, emozionati e incuriositi, arriviamo in breve tempo in cima alla Mole.

La particolarità di questo elevatore è di essere praticamente sospeso nel vuoto, oltre ad essere al centro del Museo del Cinema, ospitato all’interno della Mole.

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Dalla balconata della Mole possiamo contemplare la bellezza di tutta la città: è una forte emozione.

Dopo aver ammirato il panorama, ci dirigiamo al sottostante Museo del Cinema dove sono presenti molte curiosità storiche.

E’ stato molto divertente visitare la galleria dedicata agli effetti speciali, anche perché abbiamo potuto giocare a simulare di pilotare una navicella spaziale.

Sapevi che…?  Nel 2006 la Mole Antonelliana è stata ripresa nel logo per le Olimpiadi invernali, in forma stilizzata con cristalli di ghiaccio bianco e azzurri, neve e cielo?

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In questo caso, la Mole Antonelliana è stata trasformata in una montagna che tende verso l’alto. Il logo ricorda sia la Mole Antonelliana, che le vette, comunicando il senso di scambio e di interazione tra località alpine e la grande città.

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Inoltre, la Mole è raffigurata sulle monete da 0,2 centesimi, coniate dalla Repubblica Italiana.

 

Come seconda tappa, procediamo fino a Piazza Castello, la principale della città.

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In questo luogo, è presente il Palazzo Reale di Torino, la residenza dei Savoia dal XVI al XIX secolo. Dalla metà del Novecento è un museo aperto al pubblico.

È collocato nel cuore della città, nella Piazzetta Reale adiacente alla centralissima Piazza Castello, da cui si dipartono le principali arterie del centro storico: via Po, via Roma, via Garibaldi e via Pietro Micca.

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All’interno del palazzo possiamo ammirare gli ambienti lussuosi che lo caratterizzano, anche perché nel corso del tempo, tanti artisti hanno contribuito a renderne fastosi gli ambienti.

Raffinati intagli, stucchi, dorature e affreschi ornano la Sala del Trono e tutte le altre sale, che racchiudono in sé la lunga e rinomata storia del Palazzo Reale.

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Nella Sala del trono è presente il trono del re Carlo Alberto! Le teste e le zampe di leone che ornano la poltrona alludono alla potenza e alla regalità del sorano. Sullo schienale abbiamo potuto vedere lo stemma sabaudo.

 

Da non perdere all’interno del Palazzo la splendida Scala delle Forbici.

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Già, ma perché questo buffo nome? È per via di una decorazione singolare: una forbice che taglia due trecce, a simulare una lingua biforcuta.

 

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Nella Sala dell’Alcova, dove un tempo si trovava il letto nuziale dei regnanti, abbiamo potuto ammirare una strepitosa collezione di antichi vasi orientali. Quello che vediamo qui è il più prezioso: realizzato in Cina verso il 1700, è dipinto con scene raffiguranti animali e fiori, circondate dai tipici motivi ornamentali bianchi e blu. In più, ha un’insolita decorazione in lacca e polvere d’oro che lo rende ancora più raro.

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Nella splendida reggia dei Savoia non poteva mancare una grande Sala da ballo.

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 Su tre lati sono presenti otto lampadari in cristallo di Boemia si riflettono nelle specchiere, moltiplicando la luce e lo spazio, mentre sul lato verso il cortile i vetri smerigliati e dipinti con bouquet di fiori contribuiscono all’armonia dell’insieme.

Il tema della danza è evocato nel dipinto al centro del soffitto a cassettoni, in cui le Ore danzano attorno all’immagine del Tempo davanti agli dei.

 

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Proseguendo la visita del Palazzo, arriviamo nella Sala dei Paggi. Nel soffitto dell’ambiente riccamente decorato sono inseriti alcuni dipinti che celebrano le numerose vittorie dei Savoia.

Nella tela centrale, due figure femminili rappresentano la Vittoria che distribuisce palme e corone e la Fama che con la tromba celebra i trionfi degli eroi della dinastia.

Torino - Sala da pranzo a Palazzo Reale - di silvia.B

 

Nella Sala da pranzo la tavola è apparecchiata come se il re dovesse arrivare da un momento all’altro.

Durante i banchetti si potevano stringere alleanze e curare le relazioni politiche e tutto doveva essere perfetto: dai servizi di porcellana alle posate d’argento, ai bicchieri di cristallo e oro zecchino. A proposito, sapete perché uno è colorato? Per contenere il vino bianco, senza stonare con quelli riservati al rosso!

Dopo la visita al magnifico palazzo reale, ci è venuta una gran sete, allora ci rechiamo in una delle fontanella disseminate nella città, chiamate toret.

Il toret fa la sua prima apparizione intorno agli anni XX del secolo passato e nel tempo è diventato un oggetto simbolo della città.

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Esse sono in ghisa verde e dalla bocca di un toro, sgorga l’acqua.

La visita alla regale città di Torino ci ha lasciato tante curiosità, che speriamo di colmare in una visita futura.

Fonti: le informazioni e l’apparato iconografico di questa ricerca sono state reperite sia su alcuni siti Internet, tra cui Focus Junior, Sapere.it, sia su alcuni manuali di geografia e di storia.

 

Viaggio immaginario in Asia

HONG KONG

a cura di Ludovica B.

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L’estate di due anni fa ho fatto un viaggio dall’altra parte del mondo, a Hong Kong.

Un viaggio in aereo interminabile, ben diciannove ore in cui ho dormito e guardato film. Ancora ricordo quando, scesa dalle scalette dell’aereo, il clima così diverso mi ha travolta: tasso di umidità al 90%, caldo insopportabile e un odore starno nell’aria.

Abbiamo raggiunto il centro della città con un trenino metropolitano modernissimo, tutto argentato che sembrava un po’ una nave spaziale. Ci siamo riposati in hotel situato nella centro della city di Hong Kong: è un insieme di grattacieli futuristici, templi, parchi lussureggianti e grandiose opere in cemento armato, moderni centri commerciali e mercati tradizionali. Mi mettevo sotto un grattacielo, guardavo in sù e mi girava la testa.

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Alle spalle c’è il Victoria Peak, la collina che rappresenta il punto più alto di Hong Kong da cui si vede tutta la città. Ci si arriva con una teleferica, Peak Tram, che ha più di cento anni, non ha mai avuto incidenti e sale di ben cinquecento metri.

Il giorno dopo abbiamo preso il traghetto per andare nell’Isola di Ngong Ping detta anche Lantau dove s’innalza il Buddha Tintan, uno dei più grandi del mondo: veramente impressionante la sua imponenza e suggestione che trasmette.

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La sera ci siamo avventurati a visitare il mercato notturno di Temple Streat, da cui prende il nome il templio, che si trova proprio nel mezzo della zona dove ogni notte si radunano commercianti di elettronica, abbigliamento, orologi, pietre preziose. Qui ci siamo sbizzarriti negli acquisti di accessori per telefoni, computer e tablet.

Abbiamo preso spunto dal mercato dove vendevano i prodotti tipici, per cercare un ristorante di cucina autentica. Abbiamo mangiato una zuppa di pinne di squalo, polpette di pesce, anatra arrosto con il pane all’ananas e ancora sento nell’aria l’odore della cucina cantonese di funghi shitake e fagioli rossi: un mix indimenticabile.

La cena si è conclusa con un tè al latte che ci hanno detto costituire una parte importante della vita quotidiana degli abitanti della città.

I giorni in questa metropoli sono stati come in un film, una delle capitali più efficienti e con il maggior numero di attrazioni nel mondo, abitata e contornata da una popolazione così diversa ma cordiale, educata e che apprezza i turisti.

 

Viaggio immaginario in Giordania: Petra

a cura di Roberto S.

 

Quattro anni fa, insieme ai miei genitori, sono andato in Giordania per visitare il Parco Archeologico di Petra che misura 264.000 metri quadrati ed è considerato sito turistico e archeologico Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Parco archeologico di Petra, in Giordania

L’area è caratterizzata da panorami stupendi e da montagne rocciose di color rosa, alle pendici delle quali, è stata scavata nella roccia la città nabatea di Petra, più di 2000 anni fa.

Fino al 100 d.C. circa, con l’avvento dei Romani, i Nabatei non persero il controllo della città.

I Crociati costruirono qui un forte nel XII secolo, ma si ritirarono presto lasciando Petra alle popolazioni locali fino all’inizio del XIX Secolo, quando fu riscoperta dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt nel 1812.

Spesso descritta come una delle otto meraviglie del mondo antico, Petra è senza ombra di dubbio il tesoro più prezioso della Giordania e la sua maggiore attrattiva turistica.

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È una vasta città dalle caratteristiche uniche al mondo: i Nabatei, popolazione araba che si insediò in questa zona nel VI secolo a.C, la crearono dalla roccia e la trasformarono in un punto fondamentale per le rotte commerciali della seta e delle spezie.

Alla città si accede attraverso il Siq, una stretta gola, lunga più di 1 chilometro, fiancheggiata da ripide pareti rocciose alte 80 metri.

Attraversare il Siq è stata un’esperienza inimmaginabile e unica per i suoi colori e le formazioni rocciose. Alla fine del percorso, si scorge il Khazneh (il Tesoro), il simbolo di Petra;

È veramente molto imponente la facciata, molto ben rifinita e decorata e di colore rosa pallido, tutto scolpito nella pura roccia, con uno stile che ricorda quello classico.

È stata costruita nel I secolo d.C. e doveva essere la tomba di un importante re nabateo. Il percorso che abbiamo fatto dopo è stato fatto in cammello, esperienza molto particolare, ben diversa dall’andare a cavallo.

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Durante questo bizzarro percorso, ci siamo stupiti per la notevole quantità di reperti archeologici: ci sono centinaia di tombe scavate nella roccia con incisioni con motivi floreali.

Vicino a questo deserto immenso circondato dalle montagne, si trova anche un’imponente costruzione nabatea: un teatro in stile romano, in grado di ospitare 3000 spettatori.

Inoltre si possono notare obelischi, templi, altari sacrificali e strade colonnate.

All’interno del sito, numerosi artigiani della città di Wadi Musa e di un vicino insediamento beduino hanno allestito delle bancarelle per la vendita di prodotti artigianali locali, come vasellame, gioielli beduini e bottiglie di sabbia variopinta della zona; noi abbiamo comprato un bellissimo vaso artigianale ben decorato.

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Per pranzo, abbiamo mangiato un mansaf, considerato il piatto nazionale giordano a base di riso, agnello e yogurt, che per i beduini è l’emblema dell’ospitalità, e poi una Basbousa composta da semolino, miele, yogurt e mandorle, che è uno dei dolci più buoni che ho mai mangiato, rigorosamente con le mani e senza tovagliolo, come da tradizione.

Viaggio immaginario in Toscana, nell’Isola d’Elba, di Federico T.

 Quest’estate abbiamo voluto fare un viaggio in Toscana, sull’ Isola d’Elba. Mentre arrivavamo, con un traghetto, notavamo la grande limpidezza delle acque ed eravamo colpiti dall’imponenza delle fortezze medicee. Il giorno dopo il nostro arrivo abbiamo visitato le abitazioni, una estiva e una invernale, che ora sono musei, che fece costruire Napoleone, durante il suo soggiorno sull’isola; la raffinatezza delle due residenze era palese e all’interno, una cosa che mi ha colpito è stato il busto bianco di Napoleone, che lo rappresentava con precisione.

La sera abbiamo cenato in un ristorante del luogo, mangiando polpo in umido e bevendo (i miei genitori, ma qualcosa anch’io) il famosovino aleatico, insieme alla torta tipica, la schiacciata briaca fatta appunto con l’aleatico e con l’alchermes che le dà il tipico colore rosso, per dessert. Il giorno dopo, all’alba, io e mio padre siamo andati a fare un’escursione in uno dei boschi dell’isola, dove abbiamo avuto modo di ammirare ruscelli d’acqua limpida ed alberi di castagne, senza contare i numerosi funghi. Quella sera, andando in una piazzetta del paesino che ci ospitava, abbiamo potuto assistere a una delle tipiche rievocazioni storiche estive dove, quel giorno, si svolgeva un combattimento a spade tra guerrieri medioevali; interessanti erano le varie e complicate mosse di quel tipo di combattimento, come fosse quasi una vera e propria arte.

Il giorno dopo, infine, siamo andati a rilassarci su una spiaggia, famosa per avere la sabbia bianca: secondo la leggenda resa così dal sudore degli argonauti venuti lì per sostare nel loro viaggio per trovare il Vello d’Oro. Poi abbiamo affittato tre tute da sub e ci siamo immersi, tutti insieme, in quel mare limpido, dove la quantità di pesci e coralli di ogni genere era sorprendente, e abbiamo visto la famosa statua della madonna sotto l’acqua, un po’ coperta dalle alghe, ma sempre emozionante considerata la sua posizione. Quella sera siamo ripartiti, con lo stesso traghetto, per tornare a Roma.

Viaggio immaginario in Toscana, a Pitigliano, di Camilla

Due settimane fa con degli amici siamo andati in Toscana, in particolare in un paesino di nome Pitigliano, dove si conoscono tutti fra di loro perché ha pochi abitanti. Appena arrivati, abbiamo visitato Palazzo Orsini in cui erano presenti degli attori vestiti con bellissime vesti lunghe e colorate, che hanno allietato i visitatori con uno spettacolo di musica medievale: è stato meraviglioso! A pranzo abbiamo assaporato prodotti locali: pici all’aglione, cinghiale a buglione e per finire in bellezza lo sfratto, tutti piatti tipicamente toscani. Lo sfratto è un dolce composto da una frolla sottile con un ripieno di fichi, nocciole, noci, mandorle miele, è squisito. Il giorno dopo abbiamo visitato i caratteristici paesini circostanti. La sera alle Cantinelle di Pitigliano, abbiamo fatto degustazioni di vino lungo tutti i viali e le vie di Pitigliano. Il giorno dopo, purtroppo siamo dovuti tornare a Roma, ma non scorderò mai i luoghi visitati, per le meravigliose esperienze vissute, che si sono scolpite nel mio cuore.

Viaggio immaginario in Umbria, nel Parco Fluviale del Nera, di Roberto

La scorsa estate, abbiamo deciso di fare una gita al Parco Fluviale del Nera. Il Parco  è un’area protetta che si trova  nel comune di Terni, e comprende una parte della Valnerina che va da Ferentillo alla cascata delle Marmore. Il parco è ricco di acque e abbiamo potuto ammirare una vegetazione fatta di boschi di latifoglie, di macchia mediterranea e di  fiori e felci. Anche la fauna è caratterizzata da diverse specie di rapaci.

La Cascata delle Marmore è un’opera artificiale dei Romani. il fiume Velino, infatti, si allargava negli anni precedenti il 290 a.C. in una vasta zona di acque stagnanti, paludose e malsane. Allo scopo di far defluire queste acque, il console Curio Dentato fece scavare un canale che le convogliasse verso la rupe di Marmore e da lì le facesse precipitare, con un balzo complessivo di 165 metri, nel sottostante alveo del fiume Nera.

Lo spettacolare salto della Cascata delle Marmore ha ispirato poeti ed artisti di ogni periodo storico, come Virgilio , Cicerone e G. Byron.

Le guide ci hanno raccontato una leggenda coinvolgente: una ninfa di nome Nera si innamorò di Velino, un bel pastore. Giunone, gelosa di questo amore, trasformò la ninfa in un fiume, che prese appunto il nome di Nera. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore. Questo salto, destinato a ripetersi per l’eternità, si replica ora nella Cascata delle Marmore.

Da circa 50 anni le acque della cascata sono utilizzate per alimentare la centrale idroelettrica di Galleto.

Fu proprio grazie alla ricchezza di queste acque ed alla loro energia, che fu possibile il sorgere, a Terni, di industrie siderurgiche, elettrochimiche ed elettriche.

Le occasioni per praticare sport, anche spericolati, sono tante: si può praticare canoa, kayak, rafting e hydrospeed sul fiume Nera e i suoi affluenti; speleologia nelle grotte della Cascata delle Marmore, arrampicata sulle pareti rocciose della Valnerina.

Noi abbiamo scelto di fare, in gommoni con più persone, “rafting soft”adatta anche ai  bambini e a chi non sa nuotare. Il percorso, di circa 5 KM è è nel tratto tra i Comuni di Ferentillo ed Arrone. Ad Arrone, ci hanno fornito l’attrezzatura, ossia muta, salvagente, casco ecc. Dall’imbarco di Ferentillo, abbiamo cominciato il percorso di Rafting che è durato un’ora. L’esperienza è stata così divertente che abbiamo deciso di provare la discesa anche con il tubing soft e cioè su piccoli gommoni da una persona, ma sempre con la guida di un istruttore. Siamo poi sbarcati alla base nautica di Arrone e dopo una bella doccia, abbiamo fatto un picnic in un’area vicino al fiume, gustando alcuni buonissimi salumi tipici della zona. Ci hanno spiegato infatti che il loro sapore dipende non solo dalla lavorazione tradizionale, ma anche perché i suini pascolano in un ambiente integro. Abbiamo anche acquistato come souvenir del tartufo nero e dell’ottimo olio.

 Viaggio immaginario in Valle d’Aosta, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, di Greta

Questa estate sono stata a visitare la Valle d’Aosta. Mi è piaciuta tanto perché amo la montagna. E’ una regione verde e pulita. Vorrei parlare della visita al Parco Nazionale del Gran Paradiso.

La storia del Parco è legata alla protezione dello stambecco: un re, Vittorio Emanuele II, fece una riserva reale di caccia e salvò gli stambecchi. Poi nel 1920, Vittorio Emanuele III donò la riserva allo Stato italiano per fare un parco. Il Parco nazionale Gran Paradiso nacque nel 1922.

È difficile fare un’escursione nel Parco nazionale Gran Paradiso senza avvistare gli animali, spesso anche da vicino. Lo stambecco,simbolo del parco, è piuttosto sicuro e si incontra facilmente al pascolo. I maschi, che hanno lunghe corna ricurve, vivono in piccoli gruppi, mentre le femmine, dalle corna più corte, restano con i piccoli. Anche il camoscio è comune, ma assai più timido e difficile da osservare.

Un altro animale del parco è la marmotta, simpatico roditore che scava lunghe gallerie per sfuggire ai pericoli e preparare il letargo invernale.

Noi abbiamo visitato una delle valli più conosciute del Parco, la valle di Cogne che mostra i ghiacciai del Gran Paradiso. La valle i tanti valloni secondari sono percorribili in tutte le stagioni, a piedi o con le racchette da neve. Nella pista di fondo si svolge ogni anno la Marcia Gran Paradiso, di 43 Km.

A  Valnontey abbiamo visitato il Giardino Botanico Alpino Paradisia, che ha le fioriture alpine, le piante officinali e i licheni. Questo parco mi ha colpito perché non sono abituata a vedere quegli scenari essendo una bambina di città. Oltre agli animali caratteristici, alle montagne e alle valli del Parco, mi ha colpito soprattutto la tranquillità e il silenzio della natura: il rumore leggero dell’acqua dei torrenti che scorre, il fruscio del vento e il rumore dei miei passi e di quelli degli animali.

Viaggio immaginario in Liguria, Parco Nazionale delle Cinque Terre, di Ludovica

L’anno scorso, io e la mia mamma siamo andate a visitare le Cinque Terre in Liguria. Siamo arrivate con la macchina nel primo dei cinque borghi marinari: Rio Maggiore e da lì abbiamo percorso a piedi la celebre Via dell’Amore. Siamo passate attraverso villaggi di pescatori sospesi tra la terra e il mare dove il tempo sembrava essersi fermato. Il paesaggio è così naturale e ricco di vegetazione che è stato nominato Parco Nazionale della Cinque Terre. 

Mi ha raccontato un vecchietto sul posto, con il suo accento ligure, che la storia di questi borghi è essenzialmente legata alle attività della viticultura, della pesca e del commercio marittimo. Nel luogo sono presenti case-torri dai colori vivaci, fortificazioni per difendersi da chi arrivava dal mare e affascinanti chiese Medievali.

La seconda delle Cinque Terre che ho visitato è Manarola. Ha una chiesa bellissima nel centro, San Lorenzo, edificata nel Medioevo e tutt’intorno ci sono borghetti e piccole vie che arrivano fino ai vigneti terrazzati nei quali si produce un famoso vino: il vino delle Cinque Terre.

Poi c’è Corniglia, l’unico dei cinque villaggi che non ha l’approdo sul mare. A Vernazza ho visitato la chiesa di Santa Margherita d’Antiochia.

L’ultimo borgo da cui siamo passate, è Monterosso, il più antico e popoloso; i documenti medievali, infatti, nominano Monterosso, le sue fortificazioni e la sua chiesa parrocchiale prima degli altri quattro borghi. Si trova nella parte più occidentale del Parco Nazionale proprio a ridosso del promontorio roccioso di Punta Mesco. E’ molto suggestiva la collina dei Cappuccini, sulla quale sorge il Convento Francescano.

E’ stata una bellissima gita e la prossima volta ci tornerò per fare un bagno nel bellissimo mare cristallino dei luoghi descritti.

 Viaggio Immaginario in Liguria, a Ventimiglia, Genova di Sabrina

Per il mio compleanno il fine settimana siamo andati in Liguria, dove abbiamo deciso di andare a visitare il Teatro Romano a Ventimiglia, un posto tranquillo e antico e abbiamo visitato posti lì vicino, anche se ci siamo persi. La sera era bellissimo ritrovarsi sulla “Lanterna“, un faro, strumento indispensabile alla navigazione notturna delle navi in entrata ed uscita dal porto; la Lanterna è anche il monumento simbolo cittadino, quasi un totem alla genovesità. Il giorno seguente siamo andati a visitare l’acquario di Genova, dove sembrava di stare in un sogno, per il rumore dell’acqua, il verso dei delfini, gli squali con i loro denti spaventosi, i piccoli pesci colorati, liberi in una grande vasca che si rivelava un tunnel magico. La cosa che mi è piaciuta di più è stato accarezzare i delfini e lanciargli la palla. Che bello mangiare sopra al terrazzo dell’acquario a godersi quella vista incantata! Purtroppo è finita subito, ma ho conservato tutte le foto e il diario di bordo in una scatoletta che mi hanno comprato all’acquario con la mia foto che accarezzo un delfino.

Viaggio immaginario in Giappone di Camilla

Per le vacanze di Pasqua di due anni fa, io e la mia famiglia abbiamo optato per una vacanza a Tokyo! Abbiamo visitato Harajuku, un quartiere Harajuku (原宿 Harajuku “alloggio nel prato”) noto per tendenze giovanili estremamente innovative, dove mi hanno colpito gli innumerevoli piccoli negozi che vendono articoli di abbigliamento ed accessori di stile lolita, visual kei, rockabilly, punk e cyberpunk.

Risultati immagini per harajukuPer pranzo ho assaggiato tutti i tipi di gyoza (ravioli giapponesi) possibili immaginabili: alla piastra, al vapore, alla carne, alle verdure.

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A cena invece eravamo in un vero e proprio ristorante che serviva solo ed esclusivamente Ramen (spaghetti di grano in zuppa), udon (spaghetti di grano saraceno in zuppa) e yaki udon (spaghetti di grano saraceno alla piastra). Io ovviamente ho preso gli yaki udon… a dir poco deliziosi.