Cagliari città dell'occulto

(in costruzione)

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La città di Cagliari è stata considerata come parte integrante del “triangolo magico” (Torino, Cagliari, Napoli) dello spiritismo italiano. 

Quali sono alcuni personaggi che si sono occupati di questo argomento?

La nascita dello spiritismo si deve attribuire al filosofo e pedagogista Allan Kardec, che ne è stato il fondatore. Secondo il filosofo esistono dei luoghi che conservano la memoria di ciò che è capitato nel passato.

In Sardegna sono presenti molte necropoli, cimiteri, edifici in cui si sono consumate esecuzioni capitali, come ad esempio il carcere dedicato alle streghe, che si trova nella sede dell’ex museo archeologico, in Piazza Indipendenza a Cagliari.

Nel Palazzo delle Seziate, in piazza Indipendenza costruito durante il periodo della dominazione spagnola in Castello, deve il suo nome alle “sedute” durante le quali i vicerè spagnoli ascoltavano le rimostranze e le suppliche dei condannati a morte nelle adiacenti carceri sistemate nella vicina torre di San Pancrazio.

 

Deborah Ellis, Sotto il burqa

Deborah Ellis, assistente sociale, attivista per la pace e per i diritti umani ha pubblicato una serie di storie che hanno come protagonista Parvana: Sotto il burqa, Il viaggio di Parvana, Città di fango, Il mio nome è Parvana.

Sotto il burqa è ambientato in Afghanistan. La protagonista è Parvana, una ragazza di circa 11 anni, che vive con la sua famiglia, in un piccolo appartamento a Kabul, durante il regime talebano. I talebani, fondamentalisti islamici che impongono una serie di restrizioni alle ragazze e alle donne, governano il paese e seminano il terrore.

Ad un certo punto della vicenda, il padre di Parvana viene arrestato senza una valida spiegazione e per questo motivo, Parvana si ingegna per trovare un po’ di cibo per se e la sua famiglia.

Il testo si conclude con la liberazione del padre e con la seguente riflessione di Parvana:

Tra vent’anni esatti, pensò Parvana. Cosa sarebbe accaduto in questi vent’anni? Lei sarebbe stata ancora in Afghanistan? L’Afghanistan avrebbe finalmente trovato la pace? Sarebbe tornata a scuola, avrebbe trovato un lavoro, si sarebbe sposata?Il futuro si stendeva sconosciuto davanti a lei. Sua madre era là, da qualche parte con suo fratello e le sue sorelle, ma cos’altro l’attendeva? Parvana non poteva dirlo. Qualunque cosa fosse, si sentiva pronta. Non vedeva l’ora di andargli incontro.

 

Testi di narrativa storica

(in costruzione)

Per agevolare la comprensione di alcuni avvenimenti storici consiglio la lettura dei seguenti testi di narrativa storica per ragazzi:

  1. Buongiorno Teresa, Il ragazzo che fu Carlo Magno
  2. Pitzorno, La bambina col falcone (Crociate)
  3. Buongiorno Teresa, Giovanna d’Arco, la ragazza dal vestito rosso
  4. Manzoni, Promessi Sposi (1600)
  5. Calvino, Il Barone rampante (Rivoluzione Francese e Napoleone)
  6. Garlando, Mister Napoleone
  7. Buongiorno Teresa, La lupa di Roma e le capre di Garibaldi
  8. Il gattopardo (Risorgimento)
  9. Silvio Pellico, Le miei prigioni (moti risorgimentali)
  10. Chiari Carminati, Fuori Fuoco Fuori_fuoco_pdf (prima guerra mondiale)
  11. Lussu, Un anno sull’altipiano (prima guerra mondiale)
  12. Birattari, L’Italia in guerra 1915-1918 (prima guerra mondiale)
  13. Buongiorno, Io e Sara, Roma 1944 (seconda guerra mondiale)
  14. Bruckner, Il grande sole di Hiroshima (sulla seconda guerra mondiale, sgancio bomba atomica)
  15. Segre, Fino a quando la mia stella brillerà (deportazione ebraica)
  16. Frank, Il diario di Anna Frank
  17. Cassola, La ragazza di Bube (dopoguerra) 
  18. D.Hellis, Sotto il burqa (Afghanistan sotto il regime dei talebani)
  19. Strada, Pappagalli verdi (nel testo si alternano vicende ambientate nell’attuale Iraq, Pakistan, Ruanda, Afghanistan, Perù, Kurdistan, Etiopia, Angola, Cambogia, Gibuti, etc.)

Prima Guerra Mondiale

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Cause:

  1. Rivalità tra le varie nazioni europee (Ad esempio: Germania e Gran Bretagna si contendono la supremazia coloniale e il dominio sui mari – La Francia pretende la restituzione dell’Alsazia e della Lorena, perse nel 1780 – L’Impero russo e l’impero austro ungarico vogliono controllare entrambi la regione dei Balcani)
  2. Nazionalismi
  3. La fine delle guerre Balcaniche (= la catena montuosa dei Balcani), nel 1913 mette in rilievo i difficili rapporti tra le Nazioni. 

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Scintilla che fa scoppiare la guerra:

28 Giugno 1914 attentato di Sarajevo, in Bosnia, contro l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’impero Austro Ungarico

(Continua)

Risorgimento e Guerre di Indipendenza

DEFINIZIONE DI RISORGIMENTO Con il termine Risorgimento si allude al periodo della storia d’Italia durante il quale la penisola venne unificata politicamente.

SIMBOLI DEL RISORGIMENTO: Il Vittoriano

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Il Vittoriano, fonte Wikipedia

 

Fondamentale per l’unificazione dell’Italia sotto un’unica bandiera furono le tre guerre di indipendenza

Prima guerra di indipendenza: nel 1848 Carlo Alberto di Savoia Re del Regno di Sardegna si pose a capo di una coalizione di Stati italiani che dichiararono guerra all’Austria. Tuttavia il conflitto si concluse già nella primavera successiva con la sconfitta sabauda di Novara, cui seguì l’abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II.

Seconda guerra di indipendenza: nel 1858 Camillo Benso conte di Cavour, primo ministro del regno di Sardegna, firma un accordo con Napoleone III.

Nel 1859 grazie a una serie di stratagemmi il Regno di Sardegna riesce a farsi dichiarare guerra dall’Austria. La guerra inizialmente si svolge nel nord Italia dove gli eserciti piemontesi e francesi riescono a vincere quelli austriaci e a conquistare buona parte del nord Italia.

Nel 1860 Garibaldi salpa da Quarto con i suoi uomini e dà l’avvio alla Spedizione dei Mille. La spedizione di Garibaldi innesca la guerra anche nel sud Italia e dopo una serie di guerre nel 1861 il regno sabaudo acquisisce il sud d’Italia e Vittorio Emanuele II assume il titolo di Re d’Italia.

Terza guerra di indipendenza: alla riunificazione completa dell’Italia mancavano ancora l’acquisizione del Veneto e di Roma.  Nel 1866 il regno d’Italia si alleò con la Prussia contro l’Austria. La guerra in Italia fu un insuccesso ma la vittoria prussiana consentì al regno d’Italia di annettere il Veneto.

Nel 1870 l’esercito francese abbandonò Roma e l’esercito sabaudo, nel quale operava un raggruppamento di bersaglieri che sfondò le difese murarie di Porta Pia, conquistò la città annettendola al Regno d’Italia e l’anno seguente Roma divenne Capitale.

 

 

Esempio di progetto in Storia Moderna

 

TITOLO GENERALE: L’Europa del Seicento (Unità 8) 

Punti principali da sviluppare 

  1. La guerra dei Trent’anni (1618-1648) – la Pace di Vestfalia (1648)
  2. La Francia di Luigi XIV (Luigi XIII e Richelieu e Mazzarino –  In che cosa consiste la forma politica della monarchia assoluta? La reggia di Versailles –  Cosa fa Luigi XIV per trasformare la Francia in un paese di manifatture? Eventuali curiosità e scoperte)
  3. La monarchia parlamentare in Inghilterra (La dinastia degli Stuart – Che cosa accade durante il periodo definito Gloriosa Rivoluzione? In che cosa consiste la forma politica della monarchia parlamentare e costituzionale? Bill of rights – Eventuali curiosità e scoperte)

Esempio di IMMAGINI

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Ritratto ufficiale di Luigi XIV.  Il monarca, chiamato con ammirazione Re Sole, regnò dal 14 maggio 1661 fino alla sua morte nel 1715: convinto assertore della monarchia assoluta, rafforzò l’influenza della Francia grazie anche alla lunghezza del suo regno, il più lungo documentato in Europa.

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Reggia di Versailles: la struttura imponente dell’edificio, i giardini, gli ampi spazi rendevano la reggia unica al mondo. A 44 anni il re si installò a Versailles che divenne la sua residenza ufficiale; stabilì che l’aristocrazia dovesse abitare nella sua enorme reggia, ne ridusse la potenza e l’orgoglio con l’offerta di onori, titoli, rendite e privilegi, e li trasformò in mansueti e servili cortigiani.  Ancora oggi la reggia è una meta di grande richiamo.

 

 

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 Il calcolatore meccanico è uno strumento di calcolo precursore della moderna calcolatrice. Fu inventata dal matematico e filosofo francese Pascal e consente di addizionare e sottrarre numeri composti da un massimo di dodici cifre.

FONTI: libro di testo e siti Internet di storia

La grande guerra

La Prima Guerra Mondiale

Alla fine delle guerre balcaniche (1913) in Europa, i rapporti tra le nazioni erano complicati e tesi.

La Francia voleva l’Alsazia e la Lorena dalla Germania; Austria e Russia volevano espandersi nei Balcani e l’Italia voleva liberare Trento e Trieste dal controllo asburgico.

L’Europa si era divisa in due schieramenti opposti:

  • la triplice Alleanza (1882) composta da Germania, Austria e Italia (collegamento con la seconda guerra mondiale: la coalizione tra Italia e Germania avrebbe assunto il nome di ‘Asse Roma-Berlino’)
  • la triplice Intesa (1907) costituita da Gran Bretagna, Francia e Russia.

L’attentato a Sarajevo

A Sarajevo, in Bosnia, il 28 giugno l’arciduca Francesco Ferdinando nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe ed erede al trono dell’Impero austro-ungarico, venne assassinato da un giovane appartenente ad un’associazione terroristica della Serbia.

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Disperato e con l’Impero che stava per sfasciarsi, l’imperatore Francesco Giuseppe decise di dichiarare guerra alla Serbia, con l’idea di annetterla al suo Impero.

La Germania del Kaiser Guglielmo II si schierò immediatamente a fianco dell’Austria, mentre in soccorso della Serbia intervenne la Russia dello zar, seguita dalla Francia e dall’Inghilterra.

Scoppia la guerra

Mentre l’Austria attacca la Serbia, la Germania passò il confine francese, con il progetto di accerchiare Parigi e di distruggere Francesi e Inglesi, concentrati al’interno di quel cerchio. Questo rientrava nell’idea della potenza tedesca di realizzare una guerra lampo, che avrebbe portato i tedeschi alla vittoria in poche settimane. 

Ciononostante, anche la Russia fu rapida nell’attaccare dalla parte orientale la Germania, per questo motivo, molte divisioni tedesche dovettero essere spostate in fretta e furia sul fronte orientale, per contrastare i russi.

Sul fronte occidentale, i Francesi e Inglesi, con un’eroica resistenza, riuscirono a bloccare il nemico tedesco sul fiume Marna, a pochi chilometri da Parigi.

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Da quel momento, la guerra-lampo si trasformò in una tragica guerra di trincea, che ogni giorno causava la morte di decine di migliaia di uomini.

L’Italia in guerra

L’Italia, che voleva strappare all‘Austria Trento, Trieste e la Dalmazia, esce dalla triplice alleanza ed entra nella triplice intesa: A questo riguardo, fece un patto segreto, siglato nel cosiddetto Patto di Londra, con la Francia e la Gran Bretagna.

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L’Italia nel 1915 dichiarò guerra all’Austria.

Il comando militare fu affidato al generale Luigi Cadorna, che stabilì la linea del fronte di guerra, sulle Alpi orientali.

Anche la guerra italo-austriaca si bloccò nelle trincee e costò perdite umane gravissime.

Nel 1916 austriaci e tedeschi sbaragliarono le difese italiane a Caporetto e ne causarono una ritirata tragica e disordinata.

La guerra si svolgeva sul Fronte Occidentale (Francia), sul Fronte russo, sul Fronte italiano e sul Fronte turco (la Turchia si era alleata alla Germania e veniva attaccata da tribù arabe, comandate da una spia inglese chiamata Lawrence d’Arabia)

Altre battaglie si svolgevano nell‘Oceano Atlantico, tra sottomarini tedeschi e navi mercantili americane, che portavano rifornimenti in Inghilterra sul Fronte Giapponese; la guerra stava diventando mondiale.

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La  Rivoluzione Russa e l’entrata in guerra degli Stati Uniti

Nel 1917, a causa di una rivoluzione che cacciò lo zar, la Russia uscì dalla guerra.

Nello stesso anno, gli Stati Uniti, non potendo più tollerare l’affondamento della navi mercantili da parte dei sottomarini tedeschi, dichiararono guerra alla Germania e sbarcarono in Francia con una tale abbondanza di uomini e mezzi da ricacciare le truppe del Kaiser oltre i confini.

I tedeschi, esasperati dai disagi della guerra, cacciarono il Kaiser e proclamarono la repubblica, che prese il nome di repubblica di Weimar.

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Sul fronte italiano, il generale Diaz sbaragliò gli austriaci a Vittorio Veneto, che il 4 novembre del 1918 firmarono un armistizio con l’Italia.

Dopo questi eventi, nel 1918, la Repubblica di Weimar chiese la pace e la guerra finì su tutti i fronti.

L’Italia in Guerra

Per un approfondimento sulla prima guerra mondiale, consiglio il testo di Birattari, l’Italia in guerra, 1915-1918, niente sarà come prima, Kids Feltrinelli

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Il testo è strutturato in 18 capitoli. Tramite un’ampia documentazione, Birattari approfondisce diversi temi di cui sotto.

Un anno prima, il mondo in pace

In questa parte, l’autore spiega che il mondo, prima della vigilia della Prima guerra mondiale era un mondo diverso, in quanto erano presenti i seguenti imperi:

  • l’impero austro-ungarico era immenso, in quanto costituito da un insieme di territori come Vienna (Austria), Budapest (Ungheria), Praga (Repubblica Ceca), Trento (Trentino Alto Adige, in Italia) Trieste (Friuli Venezia Giulia, in Italia) Bolzano (Trentino Alto Adige, in Italia), Cracovia (Polonia), Bratislava (Slovacchia), Lubiana (Slovenia), Zagabria (Croazia), Sarajaevo (Bosnia ed Erzegovina);
  • l‘impero tedesco, comprendeva l’attuale Germania, l’Alsazia e la Lorena, e a est terre che attualmente sono della Polonia e della Russia;
  • l’impero russo, possedeva la Finlandia, buona parte della Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia e molti altri stati tra il Caspio e l’Asia centrale;
  • l‘impero inglese, il re inglese era imperatore di India e le colonie inglesi si estendevano in tutti i continenti, tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda;
  • l‘impero ottomano, che oltre alla Turchia comprendeva la Siria, il Libano, la Palestina e quello che diventerà lo stato d’Israele, Giordania, Iraq e gran parte della penisola arabica.

Inoltre, Birattari fa un quadro sulla Bella époque, descrivendo come si viveva nell’Europa del tempo.

Sarajevo, 28 giugno 1914 

La Bosnia, dopo essere stata per secoli sotto il dominio dei turchi, è amministrata dall’Austria-Ungheria, che l’ha ufficialmente annessa nel 1908, ma i membri di un’associazione segreta, chiamata Giovane Bosnia, vorrebbero che si unisse al regno di Serbia. Per ottenere questo risultato pensano di usare il metodo del terrorismo, mediante l’uccisione dell’imperatore.

Ecco spiegato l’attentato di Sarajevo: ossia il gesto omicida compiuto dal giovane attentatore serbo-bosniaco Gavrilo Princip, che apparteneva all’associazione Giovane Bosnia, contro l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria e sua moglie Sofia, durante una visita ufficiale nella città bosniaca, il 28 giugno del 1914.

Una catena di cause

L‘attentato di Sarajevo è  una scintilla che fa esplodere un insieme di situazioni critiche, tra cui ricordiamo:

  • L’Austria vuole dare una lezione alla Serbia;
  • Diverse popolazioni si sentono oppresse e vorrebbero essere indipendenti
  • La Francia desidera riprendersi l’Alsazia e la Lorena
  • La Germania vuole conquistare nuovi possedimenti
  • Gli operai e i contadini chiedono un miglioramento della condizioni di vita.

Il 28 luglio l’Austria consegna la dichiarazione di guerra alla Serbia e il 29 luglio i suoi cannoni cominciano a colpire la capitale Belgrado, che si trova sul confine, sull’altra sponda del Danubio.

Dopodiché gli altri stati, sulla base dei precedenti accordi, ossia la Triplice intesa e la Triplice alleanza, si preparano a intervenire in guerra.

Dopo una serie di ultimatum, la Germania dichiara guerra alla Russia il primo agosto, alla Francia il 3 agosto e il 4 agosto invade il Belgio.

Lo stesso giorno la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania. Così, senza capire come, i cinque principali stati europei, più la Serbia e il Belgio, si trovano in guerra.

1914: I primi cinque mesi

 

In questa parte vengono descritti i seguenti avvenimenti:

  • guerra in Belgio, a Liegi, il 5 agosto del 1914.
  • 7 agosto: un corpo di spedizione inglese sbarca in Francia.
  • 7-23 agosto La battaglia delle frontiere, poiché si svolgono a cavallo dei confini tra Francia, Germania e Belgio. La battaglia delle frontiere finisce con la sconfitta dei francesi, che per la fine di agosto avranno 300.000 perdite.
  • 23 agosto-11 settembre Battaglia di Galizia (oggi divisa tra Polonia e Ucraina). Vincono i russi e gli austrici si devono ritirare.
  • 5-12 settembre Battaglia sulla Marna, fiume vicino a Parigi.
  • 21 ottobre – 22 novembre Battaglia a Ypres, nel Belgio settentrionale.
  • 29 ottobre bombardamento delle città russe sul Mar Nero.
  • 2 dicembre gli austriaci conquistano la capitale della Serbia, Belgrado.
  • 15 dicembre i serbi sconfiggono gli austriaci a Kolubara (fiume della Serbia) e si riprendono Belgrado.

Una tregua per Natale

Nel periodo di Natale i soldati sono al freddo, sotto la pioggia battente, la grandine e la neve e sono immersi nel fango e nella sporcizia delle trincee. Tutti vorrebbero essere a casa con le loro famiglie, al caldo. Papa Benedetto XV chiede ufficialmente una tregua natalizia, ma tutte le nazioni in lotta rifiutano.

I governi sebbene sappiano che Natale sia un momento delicato e che sia importante fare qualcosa per il morale delle truppe, ufficialmente non accordano una tregua.

Al contempo, gli inglesi distribuiscono centinaia di scatole in ottone, con il profilo della principessa Mary, figlia di re Giorgio, che contengono tabacco, materiale per scrivere, caramelle, etc.

Il governo tedesco invia migliaia di alberi di Natale e le candeline per decorarli.

Durante il primo giorno di Natale, senza che sia presente una direttiva ufficiale, la guerra si interrompe per una tregua. 

L’Italia entra in guerra 

 La decisione di intervenire in guerra fu presa nell’aprile del 1915, quando il primo ministro Salandra, il ministro degli esteri Sonnino, con l’appoggio di Vittorio Emanuele III, avevano firmato a Londra, un patto segreto (Patto di Londra) in cui l’Italia si impegnava a entrare in guerra, entro un mese, a fianco di Inghilterra, Francia e Russia.

Il 23 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria a fianco della Triplice intesa, contro la Triplice alleanza, per ottenere i seguenti possedimenti:

  • il Trentino Alto Adige, fino al Brennero
  • La Venezia Giulia
  • L’Istria, alcune isole della Dalmazia, Saseno e Vallona in Albania
  • Parte dell’Impero coloniale tedesco e dei possedimenti ottomani.

Italiani sotto l’Austria

Molti italiani combattono nella grande guerra ben prima del 24 maggio del 1915 in quanto alcune terre di confine dell’Italia Settentrionale, per diverse ragioni storiche, appartengono all’impero austro/ungarico.

Il Trentino, Istria e la Dalmazia fanno parte dell’impero austro-ungarico per un insieme di motivi storici. l‘Istria e la Dalmazia erano stati consegnati all’impero asburgico da Napoleone, nel 1797; al Trentino tocca la stessa sorte nel 1815.

Trieste era sempre stata il porto mediterraneo dell’Austria, che faceva concorrenza a Venezia.

Trincee

Il 24 maggio del 1915 l’Italia entra in guerra contro l’Austria. La linea del fronte in cui si disputa la guerra è il confine tra Italia, Austria e Ungheria, ossia una grande S disposta in orizzontale lungo oltre 600 chilometri.

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Le battaglie vicino al fiume Isonzo sono undici, tra il 1915 e il settembre del 1917.

In questa parte abbiamo una visione di come si svolgeva la vita dei soldati nelle trincee: alcuni testimoniano che questo luogo di guerra era pieno di insetti di ogni genere, sporcizia e disordine. Erano luoghi pieni di desolazione.

Ai quattro angoli della terra

La grande guerra si estende in tutto il mondo, toccando luoghi remoti o obbligando centinaia di migliaia di soldati ad andare  a combattere a migliaia di chilometri da casa.

La guerra Bianca

In questa parte, Birattari spiega come si svolgeva la guerra sulle Alpi, tramite la testimonianza di alcuni militari.

A parte l’Isonzo, il fronte di guerra tra Italia e Austria, corre sulle Alpi, tra cime, valli e altipiani, dal passo dello Stelvio a ovest alle Alpi Giulie a est. In questo luogo di guerra (zona alpina) era necessario costruire strade, ripari nella roccia, affrontare tempeste di neve, sopportare notevoli difficoltà e disagi, considerata la tipologia di territorio e ambiente.

Cose che un soldato non deve fare

In questo passaggio del testo, Birattari, attraverso alcune sentenze dell’epoca, spiega quali erano i comportamenti che un soldato non avrebbe dovuto porre in essere, per evitare di finire di fronte al Tribunale militare. 

Ad esempio, un militare non poteva pronunciare la frase ‘Abbasso la guerra’, che costituiva la manifestazione di una volontà avversa alla disciplina e al servizio, poiché in tempo di guerra, servizio e disciplina militare, rappresentavano i doveri del cittadino verso la patria.

Donne

Anche se le donne non andarono in guerra, essa colpì anche loro, perché oltre a crescere la famiglia e ad accudire la prole, avevano l’arduo compito di procurarsi il necessario per vivere.

Ad esempio, Cesarina Giamella, in una lettera rivolta al marito in guerra, gli spiega come si svolge la sua faticosa giornata, caratterizzata da tempo da dedicare alla coltivazione dell’orto, alla cura dei figli, etc.

Per le donne che vivono in campagna la guerra è una catastrofe, non solo perché sono private dell’affetto dei loro compagni, ma anche perché non hanno un aiuto nelle incombenze quotidiane.

Inoltre, l’autore approfondisce l’argomento con un altro insieme di esempi da leggere e sui quali riflettere.

1916, 1917: guerra senza fine

La grande guerra è una guerra di logoramento, perché ognuno cerca di distruggere il nemico, in modo da costringerlo ad arrendendosi. Per ottenere questo risultato, vengono usate tutte le armi disponibili, anche i gas asfissianti e lacrimogeni.

Ma nemmeno i gas, con tutto il loro orrore, sono un’arma risolutiva, perché altri fattori (vedi ad esempio il blocco navale) determineranno l’esito della guerra.

Disastro a Caporetto (comune sloveno, vicino al confine con Italia)

La battaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia sull’Isonzo, venne combattuta durante la prima guerra mondiale tra gli italiani e le forze austro-ungariche. La sconfitta dell’esercito italiano in questa battaglia, portò alla sostituzione del generale Cadorna con Armando Diaz.

Nella disfatta di Caporetto muiono 11.000 soldati italiani e ci sono tanti feriti e prigionieri che vengono inviati nei campi di prigionia.

Prigionieri

In questa parte, l’autore ci spiega dove finissero i prigionieri di guerra, ossia i soldati italiani catturati dagli austriaci. Inoltre, l’autore spiega il tipo di vita nei campi di prigionia.

L’ultimo anno

In questa parte, l’autore spiega:

  • da una parte in che modo l’esercito italiano si riorganizza, anche grazie alla direzione del generale napoletano Armando Diaz.
  • dall’altra parte, come si stanno organizzando gli imperi centrali, considerato che essi sono ben consapevoli degli esiti negativi del blocco navale (effettuato dagli inglesi contro i tedeschi) e del fatto che non devono più preoccuparsi del nemico russo, in quanto uscito dalla guerra.

Dopo una guerra, prima di un’altra

Impero Turco Ottomano

L’impero turco ottomano è stato uno dei più duraturi imperi della storia mondiale. Per la vastità dei suoi domini e per la sua posizione geografica al crocevia di tre continenti, ha giocato un ruolo di primo piano nella storia mondiale tra XIII (1200) e XX (1900) secolo.

Le origini

L’impero turco ottomano ha origine tra il XIII e il XIV secolo nell’Asia Minore (territorio dell’impero romano prima e dell’impero bizantino poi per oltre un millennio), frantumata a quel tempo in numerosi emirati, fra i quali emerge quello di Osman o Othman, il fondatore della dinastia da cui l’impero prende il nome.

Gli Osmanli sono una dinastia turca; in origine erano dei capitribù di quel popolo turco di nomadi che viveva nelle steppe dell’Asia centrale,diviso in numerose tribù accomunate dalla stessa lingua, migrato a occidente per le pressioni mongole.  Si ritiene generalmente che le prime popolazioni turche fossero native di una regione situata tra l’Asia Centrale fino alla Siberia. La maggiore migrazione di tribù turche avvenne tra il primo e il decimo secolo d.C., quando si diffusero attraverso la maggior parte dell’Asia Centrale fino in Europa e Medio Oriente.

Nei secoli seguenti e fino a tutto il XVI secolo, gli Ottomani espandono costantemente i loro possedimenti attraverso una serie incessante di guerre, ma anche di matrimoni e di alleanze con vicini cristiani o musulmani e costituiscono un vasto impero multietnico.

Le tappe dell’espansione

In quell’inarrestabile processo di espansione, particolarmente importanti sono i risultati conseguiti da due sultani, Maometto II il Conquistatore (1430-1481) e Solimano il Magnifico (1495-1566). Il primo pone fine al millenario impero bizantino. Conquista nel 1453 Costantinopoli e ne fa la capitale dell’impero; dilaga poi nei Balcani arrivando fin quasi al Danubio e trasforma una potenza regionale in un grande impero, terrore della cristianità.

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Solimano il Magnifico: è un grande conquistatore che annienta il vasto e cristiano regno di Ungheria, conquista Belgrado, Buda, assedia Vienna, sconfigge l’impero persiano e conquista Baghdad, ma anche un grande legislatore. Durante il suo lungo regno, l’impero raggiunge la massima espansione e anche il vertice del suo sviluppo culturale e artistico. Costantinopoli sorprende i viaggiatori del tempo per il numero e la composizione dei suoi abitanti (quasi mezzo milione fra musulmani, cristiani ed ebrei), per il grande bazar in cui affluiscono tutti i prodotti dell’immenso impero, per le taverne, per il grande arsenale, per le grandi e splendide moschee, con cortili, fontane, ricoveri per i poveri, biblioteche e scuole, ma anche per il gran numero di chiese cristiane (in maggioranza ortodosse), di conventi, di sinagoghe.

Tolleranza religiosa e governo

Non solo a Costantinopoli ma in tutto l’impero, ufficialmente musulmano sunnita, le consistenti minoranze di cristiani ed ebrei possono professare, con certe limitazioni, il loro culto grazie all’istituzione dei millet, comunità di non musulmani, con un leader religioso nominato dal sultano e dunque anche funzionario dell’impero. I non musulmani sono tenuti alla fedeltà, come tutti i sudditi, e devono pagare una tassa speciale; se contadini, come tutti gli altri, devono prestarsi ai servizi richiesti dal sultano. Sono sudditi di seconda categoria, ma tollerati.

Nell’impero il sultano, che ha anche il titolo di califfo ovvero è anche il capo dei musulmani sunniti (corrente maggioritaria dell’islam, riconosce la validità della Sunna, ossia complesso di regole di condotta derivate del Corano e dal comportamento abituale di Maometto nelle varie circostanze della vita, considerato esemplare dai musulmani ortodossi e da loro assunto come modello da imitare rigidamente), è in teoria il padrone di tutto e di tutti, è onnipotente e inaccessibile. Al di sotto del sultano sta il gran visir, cioè il primo ministro, e sotto di lui il divan (governo), formato da tutti gli altri visir (ministri) e dai più importanti magistrati. I visir e lo stesso gran visir hanno spesso origini molto umili e, fino al Seicento, quasi nessuno di loro è turco e i più sono nati cristiani. Fonte: Enciclopedia Treccani

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Età Elisabettiana

QUADRO CULTURALE DELL’INGHILTERRA DEL 1500

Il Cinquecento è un secolo ricco di avvenimenti storici e culturali: è il secolo del Rinascimento nella cultura letteraria e nelle arti, della scoperta e dell’impiego della stampa, della Riforma protestante, delle grandi scoperte geografiche: grandi eventi che hanno coinvolto non solo l’Italia, ma l’Europa intera. E’ il secolo delle guerre, dei cambiamenti politici e dell’affermazione di grandi stati nazionali come la Spagna, l’Inghilterra e la Francia.

I GENITORI DI ELISABETTA I

I genitori di Elisabetta I furono Anna Bolena e Enrico VIII.

Chi era Anna Bolena?

Anna Bolena fu regina di Inghilterra e di Irlanda, dal 1533 al 1536. Era la seconda moglie di Enrico VIII. Il suo matrimonio con Enrico VIII fu causa di considerevoli sconvolgimenti politici e religiosi che diedero origine allo scisma anglicano, che originò la rottura con la chiesa di Roma.

Anna Bolena era figlia del diplomatico Sir Thomas Boleyn e di Elisabetta, figlia del duca di Norfolk. Anna trascorse parte della sua infanzia in Olanda (alla corte dell’Arciduchessa Margherita) e poi alla corte francese. Al suo ritorno in Inghilterra fu nominata dama di compagnia di Caterina d’Aragona, moglie del re Enrico VIII.

Le sue maniere raffinate, la sua bellezza e il suo carattere forte e influente le procurarono immediatamente molti ammiratori a corte. Anche il re si accorse presto di lei e cominciò a farle una spietata corte. Nel 1533 nacque Elisabetta, destinata a diventare uno dei sovrani più celebri della storia d’Inghilterra.

Anna Bolena, accusata di cospirazione, fu decapitata nel maggio 1536.

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Ritratto della regina Anna Bolena in una copia del periodo tardo-elisabettiano, il cui originale (risalente al 1533-36 e di autore ignoto) andò perduto.

Enrico VIII Tudor, padre di Elisabetta I

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Enrico VIII d’Inghilterra ritratto da Holbein il giovane

L’INFANZIA DI ELISABETTA I

Elisabetta, nata nel 1533, non ebbe un’infanzia felice, in quanto si narra che il padre desiderasse un figlio maschio, per la successione dinastica. Per questo motivo, Elisabetta venne ripudiata e allontanata dalla casa genitoriale e fatta crescere a Hatfield in compagnia di una damigella. Elisabetta ebbe l’altro grande dispiacere della decapitazione della mamma, accusata di adulterio.

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Ritratto di Elisabetta a 13 anni

REGNO DI ELISABETTA I

A venticinque anni, Elisabetta salì al trono e governò per circa 45 anni.

In ambito religioso Elisabetta fece approvare dal Parlamento l’Atto di Supremazia (precedentemente adottato da Enrico VIII), per affermare obbedienza alla CHIESA ANGLICANA (nome assunto dalla chiesa di Inghilterra dopo la separazione dalla chiesa cattolica nel XVI secolo).

Nel 1563, Elisabetta I fece approvare i 39 articoli di religione.  I trentanove articoli di religione possono essere considerati la confessione di fede fondamentale della chiesa anglicana o Chiesa d’Inghilterra e delle chiese consociate che si dicono “episcopaliane”. Essi sono diventati testo ufficiale della Chiesa d’Inghilterra.

Con l’Atto di Supremazia, la regina si nominava capo supremo della Chiesa di Inghilterra e dichiarava l’indipendenza della Chiesa anglicana da quella di Roma. Lo scisma religioso era stato avviato da Enrico VIII, come si evince dalla mappa concettuale di cui sotto.

Atto di supremazia: un provvedimento legislativo inglese che conferì al re Enrico VIII la Supremazia Regale, il che significa che egli ottenne il titolo di capo supremo della Chiesa inglese, che è ancora oggi appannaggio dell’autorità legale del Sovrano del Regno Unito.

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L’Atto di Supremazia 1534 fu abrogato nel 1554 durante il regno della figlia di  Enrico VIII Maria I, fervente sostenitrice del Cattolicesimo, ma fu reintrodotto dalla sorellastra di Maria, Elisabetta I, di fede protestante, subito dopo la sua ascesa al trono.

In politica interna trasformò l’economia basata sulla produzione della lana in economia mercantile, basata sui commerci attraverso gli oceani. Infatti, la Compagnia Britannica delle Indie Orientali nacque il 31 dicembre 1600, quando la regina Elisabetta I accordò una “carta” o patente reale che le conferiva per 21 anni il monopolio del commercio nell’Oceano Indiano.

In politica estera, Elisabetta I entrò in conflitto con la Spagna, in quanto possedeva la più grande flotta d’Europa. A questo riguardo la regina sconfisse l’invincibile Armata di Filippo II, re di Spagna.

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Testi letterari collegabili al periodo elisabettiano

Il principe e il povero è un romanzo scritto nel 1881 da Twain. La storia è ambientata nell’Inghilterra del XVI secolo, all’epoca di Enrico VIII, padre di Elisabetta I.  A quei tempi, nello stesso giorno nascono due bambini dalle condizioni sociali opposte. Il primo è Edoardo VI, figlio del re Enrico VIII e erede al trono; il secondo è Tom Canty, figlio di povera gente. Cresciuti, i due si incontrano e, entrambi stanchi del loro stile di vita, trovandosi molto simili nell’aspetto fisico si scambiano i “ruoli”: Tom sarà il principe ed Edoardo il povero solo per un brevissimo periodo.