Prima Guerra Mondiale

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Cause:

  1. Rivalità tra le varie nazioni europee (Ad esempio: Germania e Gran Bretagna si contendono la supremazia coloniale e il dominio sui mari – La Francia pretende la restituzione dell’Alsazia e della Lorena, perse nel 1780 – L’Impero russo e l’impero austro ungarico vogliono controllare entrambi la regione dei Balcani)
  2. Nazionalismi
  3. La fine delle guerre Balcaniche (= la catena montuosa dei Balcani), nel 1913 mette in rilievo i difficili rapporti tra le Nazioni. 

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Scintilla che fa scoppiare la guerra:

28 Giugno 1914 attentato di Sarajevo, in Bosnia, contro l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’impero Austro Ungarico

(Continua)

Compiti per le Vacanze Classe 1^ G Estate 2019

I compiti dovranno essere consegnati il primo giorno di scuola.

Testo riassuntivo

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Diario

Scrivi 30 giorni di diario (Un diario è una forma narrativa in cui il racconto reale o di fantasia – è sviluppato cronologicamente, spesso scandito ad intervalli di tempo regolari, solitamente a giorni. il diario è, in poche parole, un testo in cui vengono annotati avvenimenti personali e importanti per ciascuno di noi).

Letture

  1. Goudge, Il cavallino bianco. Moonacre (libro preferito da Rowling, scrittrice di Harry Potter)
  2. Buongiorno Teresa, Il ragazzo che fu Carlo Magno (testo vincitore premio Andersen)
  3. M. Fermine, La piccola mercante di sogni
  4. Di Camillo, Lo straordinario viaggio di Edward Tulane
  5. Verne, Il giro del mondo in 80 giorni

Di ogni testo elaborare un riassunto breve e scrivere perché è piaciuto o perché non è piaciuto.

Selezione di brani tratti dalla Divina Commedia

Inferno, La selva oscura

La selva oscura, canto primo

Il primo canto dell’Inferno assume la funzione di introduzione generale dell’opera.

Dante si trova in una selva oscura, luogo simbolico in cui il poeta si smarrisce; esso costituisce l’allegoria del peccato in cui ogni uomo può perdersi nel suo cammino.

Dante descrive la selva come selvaggia, aspra e forte, tanto amara che la morte lo è poco di più. Da essa esce quando si ritrova ai piedi del colle, simbolo della felicità terrena, la cui ascesa gli è però impedita dalle tre fiere.

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Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

 

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!

 

Tant’è amara che poco è più morte;

ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

Parafrasi

A metà del cammino della vita (nel mezzo del cammin di nostra vita) mi ritrovai in una buia boscaglia (selva oscura allegoria del peccato e della dannazione) perché avevo smarrito la giusta via (la diritta via = la via che conduce alla salvezza).

Ahimé, descrivere cos’era è cosa ardua (dura) questo bosco selvaggio (selva selvaggia – paronomasia, ossia accostamento di parole di suono simile, ma con significato diverso), impervio e difficile (forte), che al solo ripensarvi mi torna la paura!

È tanto angosciante (amara – è riferito alla selva) quasi quanto la morte; ma per dire ciò che di buono vi trovai (trattar del ben ch’i’ vi trovai = l’incontro con Virgilio), parlerò [prima] delle altre cose che lì ho viste (l’altre cose ch’i’ v’ho scorte = le tre fiere da cui Virgilio lo libererà).

 Inferno, La porta infernale, canto terzo

Dante e Virgilio giungono di fronte alla porta dell’Inferno, su cui spicca una scritta di colore scuro. Essa mette in guardia chi sta per entrare, avvisando che tale porta durerà in eterno e che una volta varcata non ci sarà più speranza di tornare indietro. Dante non ne afferra subito il senso e Virgilio lo ammonisce a sua volta a non aver paura e a prepararsi all’ingresso nell’Inferno, tra le anime dannate. Quindi il poeta latino prende amorevolmente Dante per mano e lo conduce attraverso la porta infernale.

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Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

 

Giustizia mosse il mio alto fattore:

fecemi la divina podestate,

la somma sapienza e ’l primo amore.

 

Dinanzi a me non fuor cose create

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”

 

Parafrasi

 

Attraverso me si va nella città del dolore,

Attraverso me si va nell’eterno dolore,

Attraverso me si va tra le genti dannate.

 

Fui fabbricata da Dio eccelso mosso da giustizia;

Mi fece la Divina potenza,

La suprema Sapienza ed il primo Amore.

 

Prima di me ci furono solo creature

Immortali, ed anche io durerò in eterno.

Abbandonate per sempre ogni speranza voi che entrate

 

Inferno, PAOLO E FRANCESCA, CANTO QUINTO I lussuriosi

Inferno: Canto Quinto

È la sera di venerdì 8 aprile (o 25 marzo) del 1300.

Superato Minosse, Dante si ritrova in un luogo buio, dove soffia incessante una terribile bufera che trascina i dannati e li sbatte da un lato all’altro del Cerchio. Quando questi spiriti giungono davanti a una «rovina», emettono grida e lamenti e bestemmiano Dio. Dante capisce immediatamente che si tratta dei lussuriosi, i quali volano per l’aria formando una larga schiera simile agli stornelli quando volano in cielo.

Dante nota che due anime volano accoppiate e manifesta il desiderio di parlare con loro.
Virgilio acconsente e invita Dante a chiamarle. I due spiriti si staccano dalla schiera di anime e volano verso di lui, come due colombe che vanno verso il nido: sono Paolo e Francesca, e quest’ultima si rivolge a Dante ringraziandolo per la pietà che dimostra verso di loro.

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La storia di Paolo e Francesca

Paolo Malatesta e Francesca da Polenta riminese lei (anche se nata a Ravenna), della vicina Verucchio lui – rappresentano le principali anime del cerchio dei lussuriosi.

In vita furono cognati (Francesca era infatti sposata con Gianciotto, fratello di Paolo) e questo amore li condusse alla morte per mano del marito di Francesca.

Francesca spiega a Dante come tutto accadde: leggendo il libro che spiegava l’amore tra Lancillotto e Ginevra, i due trovarono calore nel bacio tremante che si scambiano e che caratterizza

l’inizio della loro passione.

 

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

 

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

 

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense.

Queste parole da lor ci fuor porte.

 

Parafrasi

Amore, che subito (ratto) attecchisce (s’apprende) in un cuore gentile, fece innamorare (prese) costui, ossia Paolo, della bellezza del mio corpo che mi fu tolto; e l’intensità del suo amore (il modo) ancora mi colpisce (m’offende).

 

L’Amore, che a nessuno (nullo) che sia amato consente di non corrispondere lo stesso sentimento (amar perdona) mi fece innamorare (mi prese) della sua bellezza (piacer) così intensamente, che, come vedi, ancor non mi abbandona.

 

L’Amore ci portò a morire insieme. Il luogo infernale, più profondo, di Caina (nono cerchio dell’Inferno) attende che ci uccise. Queste furono le parole dette da loro.

Inferno, ULISSE, canto XXVI

Grandezza e limiti della ragione umana

È circa mezzogiorno del 9 aprile 1300.

Sabato santo e Dante è giunto nel basso inferno, nell’VIII bolgia, dell’VIII cerchio.

In questo luogo sono puniti i consiglieri fraudolenti, ossia coloro che in vita usarono la loro intelligenza e la loro astuzia, per fare frodi ossia inganni.

Dante vede vagare questi dannati coperti da una fiamma, che non li rende riconoscibili.

La figura più importante di questa parte è Ulisse, l’ideatore del cavallo di Troia.

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O frati,” dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigiliad’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

 

Parafrasi

Fratelli miei, che attraverso centomila pericoli siete arrivati a questa “piccola” ultima soglia (le famose colonne d’Ercole) presso l’Occidente;

non negate ai nostri sensi quello che rimane da vedere, dietro al sole (dietro all’orizzonte), nel mondo disabitato;

considerate la vostra origine: non siete nati per vivere come bruti (come animali), ma per praticare la virtù e apprendere la conoscenza.

 

Il conte UGOLINO della Gherardesca, canto XXXIII

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Questo canto inizia quindi con la macabra figura di cannibalismo messo in evidenza dall’immagine della bocca di Ugolino che addenta il capo di un altro uomo.

Chi era Ugolino? Ugolino della Gherardesca, era conte di Donoratico e appartenente ad una famiglia di antico casato; egli era signore di una parte del regno di Cagliari e fra i primi della città di Pisa. Di appartenenza ghibellina, si alleò poi con la parte guelfa al fianco dei Visconti, per questioni legate ai suoi feudi in Sardegna, feudi di cui non voleva pagare i tributi al Comune di Pisa.

In apertura del canto XXXIII dell’Inferno, Dante si trova nella ghiaccia del Cocito, nel nono cerchio, dove sono puniti i traditori della patria e degli ospiti. Già nella conclusione del canto precedente, egli aveva scorto due dannati immersi in parte nel ghiaccio, uno dei quali addentava la nuca dell’altro.

Sono il conte Ugolino della Gherardesca e l’arcivescovo Ruggieri di Pisa.

La bocca sollevò dal fiero pasto

quel peccator, forbendola a’ capelli

del capo ch’elli avea di retro guasto.

 

Poi cominciò: “Tu vuo’ ch’io rinovelli

disperato dolor che ’l cor mi preme

già pur pensando, pria ch’io ne favelli.

 

Ma se le mie parole esser dien seme

che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo,

parlare e lagrimar vedrai insieme.

 

Parafrasi

Quel peccatore (Ugolino) sollevò la bocca dal suo feroce (fiero – ferino) pasto, pulendola (forbendola) con i capelli della testa (dell’Arcivescovo Ruggieri) ch’egli aveva roso (guasto) sulla nuca (di retro – nella parte posteriore).

Poi cominciò [a parlare]: “Tu vuoi ch’io ricordi (rinovelli) il dolore disperato che m’opprime (mi preme) il cuore anche soltanto (già pur) a pensarci (pensando), prima ancora di parlarne (ne favelli).

Ma se le mie parole devono esser un seme (esser dien seme – possono essere utili) a procurare infamia al traditore che sto rodendo, [allora] mi vedrai parlare e lacrimare insieme (zeugma: i 2 verbi sono retti entrambi da vedrai – ricorda Francesca nel V canto: dirò come colui che piange e dice).

 

Poscia che fummo al quarto dì venuti,

Gaddo mi si gittò disteso a’ piedi,

dicendo: “Padre mio, ché non m’aiuti?”.

 

Quivi morì; e come tu mi vedi,

vid’ io cascar li tre ad uno ad uno

tra ‘l quinto dì e ‘l sesto; ond’ io mi diedi,

 

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,

e due dì li chiamai, poi che fur morti.

Poscia, più che ‘l dolor, poté ‘l digiuno.

 

Parafrasi

Dopo che fummo arrivati al quarto giorno (al quarto dì venuti), Gaddo [figlio quartogenito di Ugolino] mi si gettò ai piedi disteso dicendo: “Padre mio perché non mi aiuti?”.

E lì se ne morì; e come tu ora vedi me, così io vidi gli altri tre (li tre) cadere uno ad  uno tra il quinto e il sesto [giorno], finché io stesso cominciai già cieco, a brancolare sopra ognuno di loro chiamandoli per altri due giorni [il settimo e l’ottavo giorno] dopo la loro morte, poi più che il dolore mi uccise la fame (più che ‘l dolor, poté ‘l digiuno la famosa frase suggerisce la possibilità di un epilogo cannibalesco).

PURGATORIO

INCONTRO CON CATONE

Incontro di Dante con Catone

Siamo appena entrati nel nuovo regno, nel Purgatorio, avvolto da un’atmosfera diversa, un paesaggio che simboleggia il passaggio dalle tenebre infernali alla luce, e subito Dante, che qui più che mai si identifica con i penitenti, ci presenta la figura di Catone, che fin da subito ci appare un personaggio straordinario.

Catone è “veglio solo, degno di tanta reverenza in vista”, ma ciò che più colpisce l’attenzione di dante sono le quattro stelle che illuminano il suo viso; queste simboleggiano le quattro virtù cardinali, perse dopo il peccato originale, cioè prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

Catone quindi è moralmente integro, come erano gli uomini al momento della creazione

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Com’io da loro sguardo fui partito

un poco me volgendo a l’altro polo

là onde ’l Carro  già

era sparito,

 

vidi presso di me un veglio solo

degno di tanta reverenza in vista,

che più non dee a padre alcun figliuolo.

 

Lunga la barba e di pel bianco mista

portava, a’ suoi capelli simigliante

de’ quai cadeva al petto doppia lista.

 

Parafrasi

Appena ebbi smesso di guardarle, volgendomi di poco nella direzione dell’altro polo, là verso il punto nel quale ormai non mi era più possibile vedere le stelle della costellazione del Carro (in quanto esse sono scomparse al di sotto dell’orizzonte e dunque sono nascoste alla vista del poeta), vidi che vicino a me c’era un vecchio solitario, dall’aspetto tanto degno di rispetto, che nessun figlio ne deve di più al proprio padre.

Il vecchio che appare a Dante è un personaggio dell’antica Roma, Catone Uticense, un pompeiano avversatore di Cesare. Egli, dopo essere stato sconfitto ad Utica, si dette la morte per non finire prigioniero dei cesariani, e divenne, per questo suo gesto, un simbolo dell’amore per la libertà. Dante ne fa il guardiano della spiaggia sulla quale approdano le anime destinate alla purgazione.

Egli aveva una barba lunga e brizzolata (di pel bianco mista), e lunghi e brizzolati erano anche i suoi capelli, che scendevano sul suo petto in due fasce.

 

PARADISO

Canto XI

Dante fra gli Spiriti Sapienti

Il canto undicesimo del Paradiso di Dante Alighieri si svolge nel  cielo del sole, ove risiedono gli spiriti sapienti; siamo alla sera del 13 aprile 1300.

Questo canto è speculare a quello seguente, in quanto entrambi parlano di un ordine religioso, lodandolo alle sue origini e lamentando la sua decadenza presente: qui è Tommaso d’Aquino, frate dell’ ordine domenicano, che descrive prima la vita di Francesco d’Assisi.

S. Tommaso, inizia a parlare allorché la corona dei beati ha compiuto il suo secondo giro intorno a Dante e Beatrice. La sublime armonia della corona dei beati sapienti induce Dante a disapprovare gli insensati affanni terreni, che tengono gli uomini legati a cose infruttuose. Dante osserva che i ragionamenti degli uomini sono fallaci e li inducono a volgersi alle cose terrene, per cui alcuni si dedicano agli studi giuridici, altri alle scienze mediche, altri alle cariche ecclesiastiche, altri ancora al governo temporale, ai furti, agli affari politici, al piacere carnale e all’ozio: invece il poeta è libero da tutte queste cose, accolto insieme a Beatrice nell’alto dei Cieli.

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Canto XI

La vanità delle cose terrene

O insensata cura de’ mortali,

quanto son difettivi silogismi

quei che ti fanno in basso batter l’ali!

 

Chi dietro a iura, e chi ad amforismi

sen giva, e chi seguendo sacerdozio,

e chi regnar per forza o per sofismi,

e chi rubare e chi civil negozio,

chi nel diletto de la carne involto

s’affaticava e chi si dava a l’ozio,

 

quando, da tutte queste cose sciolto,

con Bëatrice m’era suso in cielo

cotanto glorïosamente accolto.

Parafrasi

 

O futili preoccupazioni (insensata cura) degli uomini, quanto sono sbagliati (difettivi) quei ragionamenti (sillogismi), che ti fanno volare (batter l’ali) in basso.

 

Chi andava (sen giva) dietro a cavalli giuridici (iura), chi dietro alla medicina (amforismi), chi seguendo le prebende ecclesiastiche (sacerdozio), chi a governare con la violenza (per forza) o con l’inganno (per sofismi),

 

Chi a rubare e chi alle cariche pubbliche (civil negozio), chi s’affaticava travolto (involto) dai piaceri (diletto) della carne e chi si abbandonava (si dava) all’ozio, quando io, libero (sciolto) da tutte queste cose, ero salito (m’ero suso) in cielo con Beatrice, accolto tra la gloria dei beati (gloriosamente).

 

 

I 25 libri candidati al Premio Scelte di Classe. Leggere in circolo 

3/5 Anni

Un giorno nella vita di Dorotea Sgrunf

Di Tatjana Hauptmann   

LupoGuido

Inverno

Di Rotraut Susanne Berner

Topipittori

Non si toglie!

Di Shinsuke Yoshitake

Salani

Stavo pensando

Di Sandol Stoddard, Ivan Chermayeff

Topipittori

Un po’ più lontano

Di Anais Vaugelade

Babalibri

·       6/7 Anni

Vacanze

Di Blexbolex

Orecchio acerbo

Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott

Di Beatrice Alemagna

Topipittori

Amos e Boris

Di William Steig

Rizzoli

Björn

Di Delphine Perret

Terre di Mezzo

Una baita per due

Di Loic Froissart

Terre di Mezzo

·       8/10 Anni

Il bambino dei baci

Di Ulf Stark

Iperborea

Viaggio incantato

Di Mitsumasa Anno

Babalibri

Katitzi

Di Katarina Taikon

Iperborea

La nuova isola del tesoro

Di Osamu Tezuka

Rizzoli LIzard

E poi

Di Icinori

Orecchio acerbo

·       11/13 Anni

L’anno in cui imparai a raccontare storie

Di Lauren Wolk

Salani Editore

Come ho scritto un libro per caso

Di Annet Huizing

La nuovafrontiera junior

Una capra sul tetto

Di Anne Fleming

Mondadori

Viaggia verso. Poesie nelle tasche dei jeans

Di Chiara Carminati

Bompiani

La guerra di Catherine

Di Julia BIllet, Claire Fave

Mondadori

·       14/16 Anni

Un viaggio chiamato casa

Di Allan Straton

Mondadori

La canzone di Orfeo

Di David Almond

Salani

Confessioni del giovane Tidman

Di Aidan Chambers

Rizzoli

L’isola del muto

Di Guido Sgardoli

San Paolo

La voce delle ombre

Di Frances Hardinge

Mondadori

La storia della rondinella

Una storia per riflettere

C’era una volta una rondinella che si copriva un occhio con l’ala piangendo amaramente.

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Un gufo le volò accanto e le domandò: “Uccellino, che cosa c’è che non va?” La rondine scostò l’ala e mostrò una cicatrice dove un tempo c’era l’occhio. “Ora capisco”, osservò il gufo, battendo le palpebre. “Piangi perché il corvo ti ha cavato l’occhio!” “No”, rispose tristemente l’uccellino. “Non piango perché il corvo mi ha cavato l’occhio. Piango perché glielo ho lasciato fare”.

Dieci Agosto

X Agosto è dall’autore Giovanni Pascoli. In questa poesia, ripercorre la notte di San Lorenzo del 1867, data in cui suo padre Ruggero venne assassinato senza una vera e propria spiegazione.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d’un pianto di stelle lo innondi
quest’atomo opaco del Male!

Differenze tra chiesa cattolica e chiesa protestante

Ambedue sono Chiese mondiali

La Chiesa Cattolica conta un miliardo e 254 milioni di battezzati ed è presente in tutto il pianeta, con massima densità in Europa e nelle Americhe e minima in Asia. Le Chiese ortodosse sono originariamente Chiese nazionali, hanno in totale 250 milioni di battezzati e sono presenti principalmente nell’Europa Orientale e in Medio Oriente.
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Quello che hanno in comune
Hanno in comune: la Bibbia, i sacramenti, la dottrina dell’episcopato e del sacerdozio, le leggi dei primi sette Concili ecumenici (detti «Concili della Chiesa indivisa»: la Chiesa Cattolica ne ha poi «celebrati» altri 14 che non sono riconosciuti dall’Ortodossia), il «Credo apostolico», la venerazione di Maria e dei santi, il culto delle reliquie.
 Le principali divisioni
Tre sono le divisioni principali: sulla figura del Papa, sulla disciplina del matrimonio, sui dogmi mariani (Immacolata Concezione e Assunzione in Cielo) e su ogni altra dottrina o legge definite da Roma e dai suoi Concili dopo la separazione del 1054 (Scisma d’Oriente).
Al Papa le Chiese dell’Ortodossia sono disposte a riconoscere un primato d’onore ma non un primato di giurisdizione, cioè di governo.
MATRIMONIO: Per le Chiese Ortodosse il matrimonio è unico come per la Chiesa Cattolica, ma con varia regolamentazione tutte praticano una “benedizione” delle seconde nozze per il coniuge incolpevole della rottura del primo matrimonio.
PASQUA: Per la chiesa cattolica, la Pasqua cade la domenica successiva alla prima luna piena di primavera, cioè dopo il 21 marzo. Di conseguenza è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile, prima del successivo plenilunio. La chiesa ortodossa calcola invece la data della Pasqua secondo il calendario giuliano.
FEDE:  nel credo cattolico il Dio è uno e trino, come composto da padre, figlio e spirito santo, mentre per gli ortodossi questo concetto non è contenuto nel Vangelo.
Risultati immagini per simboli della chiesa ortodossaSCISMA: La divisione formale tra Occidente cristiano e Oriente cristiano ha avuto luogo nel 1054. In parte rifletteva la rivalità culturale e geopolitica tra l’impero romano d’oriente di lingua greca, ovvero Bisanzio, e l’Europa occidentale di lingua latina, in cui l’autorità romana era crollata nel quinto secolo ed erano emersi nuovi centri di potere.
Le tensioni crebbero all’inizio dell’undicesimo secolo, quando i normanni, cattolici, invasero le zone grecofone dell’Italia meridionale, imponendo pratiche latine alle chiese della regione. Il patriarca di Costantinopoli si vendicò chiudendo gli avamposti di culto in stile latino nella sua città, e il papa inviò una delegazione a Costantinopoli per risolvere la disputa. Il capo della delegazione, il cardinale Umberto, scomunicò il patriarca che, a sua volta, fece lo stesso con il cardinale. Appena prima di questa rottura, erano andate crescendo le differenze a proposito della presunta autorità papale su tutto il mondo cristiano, che contrastava con l’idea ortodossa che tutti gli antichi centri del mondo cristiano (Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, oltre a Roma e Costantinopoli) avessero uno statuto più o meno equivalente.
Gli ortodossi entrarono in contrasto con il papa, il quale aveva autorizzato una versione della dottrina che, a loro avviso, equivaleva a un leggero svilimento dello spirito santo. A questa questione teologica si aggiunse un’importante disputa geopolitica: nel 1204 gli eserciti latini depredarono Costantinopoli, che era ancora il principale centro commerciale e culturale del mondo cristiano, imponendo un regime latino per circa sessant’anni. Nella memoria collettiva degli ortodossi, questo atto di tradimento da parte di altri cristiani indebolì la grande città, rendendo inevitabile la sua conquista da parte dei turchi musulmani nel 1453.
Essendosi separati, l’Occidente cristiano e l’Oriente cristiano hanno dato vita a tradizioni teologiche differenti. L’Occidente ha sviluppato l’idea di purgatorio e di “sostituzione della pena” (l’idea, diffusa tra i protestanti che il sacrificio di Cristo sia stato un necessario prezzo da pagare per salvare gli esseri umani). Nessuno dei due insegnamenti è accettato dai cristiani ortodossi. L’Oriente, con la sua tendenza a fondere l’intellettuale e il mistico, ha esplorato l’idea che Dio sia al contempo inaccessibile alla ragione degli uomini e accessibile al loro cuore.
Fonti: