I 20 libri più letti secondo Anobii

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I 20 titoli più presenti nelle librerie Anobii sono:

 

Differenze tra chiesa cattolica e chiesa protestante

Ambedue sono Chiese mondiali

La Chiesa Cattolica conta un miliardo e 254 milioni di battezzati ed è presente in tutto il pianeta, con massima densità in Europa e nelle Americhe e minima in Asia. Le Chiese ortodosse sono originariamente Chiese nazionali, hanno in totale 250 milioni di battezzati e sono presenti principalmente nell’Europa Orientale e in Medio Oriente.
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Quello che hanno in comune
Hanno in comune: la Bibbia, i sacramenti, la dottrina dell’episcopato e del sacerdozio, le leggi dei primi sette Concili ecumenici (detti «Concili della Chiesa indivisa»: la Chiesa Cattolica ne ha poi «celebrati» altri 14 che non sono riconosciuti dall’Ortodossia), il «Credo apostolico», la venerazione di Maria e dei santi, il culto delle reliquie.
 Le principali divisioni
Tre sono le divisioni principali: sulla figura del Papa, sulla disciplina del matrimonio, sui dogmi mariani (Immacolata Concezione e Assunzione in Cielo) e su ogni altra dottrina o legge definite da Roma e dai suoi Concili dopo la separazione del 1054 (Scisma d’Oriente).
Al Papa le Chiese dell’Ortodossia sono disposte a riconoscere un primato d’onore ma non un primato di giurisdizione, cioè di governo.
MATRIMONIO: Per le Chiese Ortodosse il matrimonio è unico come per la Chiesa Cattolica, ma con varia regolamentazione tutte praticano una “benedizione” delle seconde nozze per il coniuge incolpevole della rottura del primo matrimonio.
PASQUA: Per la chiesa cattolica, la Pasqua cade la domenica successiva alla prima luna piena di primavera, cioè dopo il 21 marzo. Di conseguenza è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile, prima del successivo plenilunio. La chiesa ortodossa calcola invece la data della Pasqua secondo il calendario giuliano.
FEDE:  nel credo cattolico il Dio è uno e trino, come composto da padre, figlio e spirito santo, mentre per gli ortodossi questo concetto non è contenuto nel Vangelo.
Risultati immagini per simboli della chiesa ortodossaSCISMA: La divisione formale tra Occidente cristiano e Oriente cristiano ha avuto luogo nel 1054. In parte rifletteva la rivalità culturale e geopolitica tra l’impero romano d’oriente di lingua greca, ovvero Bisanzio, e l’Europa occidentale di lingua latina, in cui l’autorità romana era crollata nel quinto secolo ed erano emersi nuovi centri di potere.
Le tensioni crebbero all’inizio dell’undicesimo secolo, quando i normanni, cattolici, invasero le zone grecofone dell’Italia meridionale, imponendo pratiche latine alle chiese della regione. Il patriarca di Costantinopoli si vendicò chiudendo gli avamposti di culto in stile latino nella sua città, e il papa inviò una delegazione a Costantinopoli per risolvere la disputa. Il capo della delegazione, il cardinale Umberto, scomunicò il patriarca che, a sua volta, fece lo stesso con il cardinale. Appena prima di questa rottura, erano andate crescendo le differenze a proposito della presunta autorità papale su tutto il mondo cristiano, che contrastava con l’idea ortodossa che tutti gli antichi centri del mondo cristiano (Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, oltre a Roma e Costantinopoli) avessero uno statuto più o meno equivalente.
Gli ortodossi entrarono in contrasto con il papa, il quale aveva autorizzato una versione della dottrina che, a loro avviso, equivaleva a un leggero svilimento dello spirito santo. A questa questione teologica si aggiunse un’importante disputa geopolitica: nel 1204 gli eserciti latini depredarono Costantinopoli, che era ancora il principale centro commerciale e culturale del mondo cristiano, imponendo un regime latino per circa sessant’anni. Nella memoria collettiva degli ortodossi, questo atto di tradimento da parte di altri cristiani indebolì la grande città, rendendo inevitabile la sua conquista da parte dei turchi musulmani nel 1453.
Essendosi separati, l’Occidente cristiano e l’Oriente cristiano hanno dato vita a tradizioni teologiche differenti. L’Occidente ha sviluppato l’idea di purgatorio e di “sostituzione della pena” (l’idea, diffusa tra i protestanti che il sacrificio di Cristo sia stato un necessario prezzo da pagare per salvare gli esseri umani). Nessuno dei due insegnamenti è accettato dai cristiani ortodossi. L’Oriente, con la sua tendenza a fondere l’intellettuale e il mistico, ha esplorato l’idea che Dio sia al contempo inaccessibile alla ragione degli uomini e accessibile al loro cuore.
Fonti:

La grande guerra

La Prima Guerra Mondiale

Alla fine delle guerre balcaniche (1913) in Europa, i rapporti tra le nazioni erano complicati e tesi.

La Francia voleva l’Alsazia e la Lorena dalla Germania; Austria e Russia volevano espandersi nei Balcani e l’Italia voleva liberare Trento e Trieste dal controllo asburgico.

L’Europa si era divisa in due schieramenti opposti:

  • la triplice Alleanza (1882) composta da Germania, Austria e Italia (collegamento con la seconda guerra mondiale: la coalizione tra Italia e Germania avrebbe assunto il nome di ‘Asse Roma-Berlino’)
  • la triplice Intesa (1907) costituita da Gran Bretagna, Inghilterra e Russia.

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L’attentato a Sarajevo

A Sarajevo, in Bosnia, il 28 giugno l’arciduca Francesco Ferdinando nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe ed erede al trono dell’Impero austro-ungarico, venne assassinato da un giovane appartenente ad un’associazione terroristica della Serbia.

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Disperato e con l’Impero che stava per sfasciarsi, l’imperatore Francesco Giuseppe decise di dichiarare guerra alla Serbia, con l’idea di annetterla al suo Impero.

La Germania del Kaiser Guglielmo II si schierò immediatamente a fianco dell’Austria, mentre in soccorso della Serbia intervenne la Russia dello zar, seguita dalla Francia e dall’Inghilterra.

Scoppia la guerra

Mentre l’Austria attacca la Serbia, la Germania passò il confine francese, con il progetto di accerchiare Parigi e di distruggere Francesi e Inglesi, concentrati al’interno di quel cerchio. Questo rientrava nell’idea della potenza tedesca di realizzare una guerra lampo, che avrebbe portato i tedeschi alla vittoria in poche settimane. 

Ciononostante, anche la Russia fu rapida nell’attaccare dalla parte orientale la Germania, per questo motivo, molte divisioni tedesche dovettero essere spostate in fretta e furia sul fronte orientale, per contrastare i russi.

Sul fronte occidentale, i Francesi e Inglesi, con un’eroica resistenza, riuscirono a bloccare il nemico tedesco sul fiume Marna, a pochi chilometri da Parigi.

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Da quel momento, la guerra-lampo si trasformò in una tragica guerra di trincea, che ogni giorno causava la morte di decine di migliaia di uomini.

L’Italia in guerra

L’Italia, che voleva strappare all‘Austria Trento, Trieste e la Dalmazia, esce dalla triplice alleanza ed entra nella triplice intesa: A questo riguardo, fece un patto segreto, siglato nel cosiddetto Patto di Londra, con la Francia e la Gran Bretagna.

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L’Italia nel 1915 dichiarò guerra all’Austria.

Il comando militare fu affidato al generale Luigi Cadorna, che stabilì la linea del fronte di guerra, sulle Alpi orientali.

Anche la guerra italo-austriaca si bloccò nelle trincee e costò perdite umane gravissime.

Nel 1916 austriaci e tedeschi sbaragliarono le difese italiane a Caporetto e ne causarono una ritirata tragica e disordinata.

La guerra si svolgeva sul Fronte Occidentale (Francia), sul Fronte russo, sul Fronte italiano e sul Fronte turco (la Turchia si era alleata alla Germania e veniva attaccata da tribù arabe, comandate da una spia inglese chiamata Lawrence d’Arabia)

Altre battaglie si svolgevano nell‘Oceano Atlantico, tra sottomarini tedeschi e navi mercantili americane, che portavano rifornimenti in Inghilterra sul Fronte Giapponese; la guerra stava diventando mondiale.

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La  Rivoluzione Russa e l’entrata in guerra degli Stati Uniti

Nel 1917, a causa di una rivoluzione che cacciò lo zar, la Russia uscì dalla guerra.

Nello stesso anno, gli Stati Uniti, non potendo più tollerare l’affondamento della navi mercantili da parte dei sottomarini tedeschi, dichiararono guerra alla Germania e sbarcarono in Francia con una tale abbondanza di uomini e mezzi da ricacciare le truppe del Kaiser oltre i confini.

I tedeschi, esasperati dai disagi della guerra, cacciarono il Kaiser e proclamarono la repubblica, che prese il nome di repubblica di Weimar.

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Sul fronte italiano, il generale Diaz sbaragliò gli austriaci a Vittorio Veneto, che il 4 novembre del 1918 firmarono un armistizio con l’Italia.

Dopo questi eventi, nel 1918, la Repubblica di Weimar chiese la pace e la guerra finì su tutti i fronti.

L’Italia in Guerra

Per un approfondimento sulla prima guerra mondiale, consiglio il testo di Birattari, l’Italia in guerra, 1915-1918, niente sarà come prima, Kids Feltrinelli

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Il testo è strutturato in 18 capitoli. Tramite un’ampia documentazione, Birattari approfondisce diversi temi di cui sotto.

Un anno prima, il mondo in pace

In questa parte, l’autore spiega che il mondo, prima della vigilia della Prima guerra mondiale era un mondo diverso, in quanto erano presenti i seguenti imperi:

  • l’impero austro-ungarico era immenso, in quanto costituito da un insieme di territori come Vienna (Austria), Budapest (Ungheria), Praga (Repubblica Ceca), Trento (Trentino Alto Adige, in Italia) Trieste (Friuli Venezia Giulia, in Italia) Bolzano (Trentino Alto Adige, in Italia), Cracovia (Polonia), Bratislava (Slovacchia), Lubiana (Slovenia), Zagabria (Croazia), Sarajaevo (Bosnia ed Erzegovina);
  • l‘impero tedesco, comprendeva l’attuale Germania, l’Alsazia e la Lorena, e a est terre che attualmente sono della Polonia e della Russia;
  • l’impero russo, possedeva la Finlandia, buona parte della Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia e molti altri stati tra il Caspio e l’Asia centrale;
  • l‘impero inglese, il re inglese era imperatore di India e le colonie inglesi si estendevano in tutti i continenti, tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda;
  • l‘impero ottomano, che oltre alla Turchia comprendeva la Siria, il Libano, la Palestina e quello che diventerà lo stato d’Israele, Giordania, Iraq e gran parte della penisola arabica.

Inoltre, Birattari fa un quadro sulla Bella époque, descrivendo come si viveva nell’Europa del tempo.

Sarajevo, 28 giugno 1914 

La Bosnia, dopo essere stata per secoli sotto il dominio dei turchi, è amministrata dall’Austria-Ungheria, che l’ha ufficialmente annessa nel 1908, ma i membri di un’associazione segreta, chiamata Giovane Bosnia, vorrebbero che si unisse al regno di Serbia. Per ottenere questo risultato pensano di usare il metodo del terrorismo, mediante l’uccisione dell’imperatore.

Ecco spiegato l’attentato di Sarajevo: ossia il gesto omicida compiuto dal giovane attentatore serbo-bosniaco Gavrilo Princip, che apparteneva all’associazione Giovane Bosnia, contro l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria e sua moglie Sofia, durante una visita ufficiale nella città bosniaca, il 28 giugno del 1914.

Una catena di cause

L‘attentato di Sarajevo è  una scintilla che fa esplodere un insieme di situazioni critiche, tra cui ricordiamo:

  • L’Austria vuole dare una lezione alla Serbia;
  • Diverse popolazioni si sentono oppresse e vorrebbero essere indipendenti
  • La Francia desidera riprendersi l’Alsazia e la Lorena
  • La Germania vuole conquistare nuovi possedimenti
  • Gli operai e i contadini chiedono un miglioramento della condizioni di vita.

Il 28 luglio l’Austria consegna la dichiarazione di guerra alla Serbia e il 29 luglio i suoi cannoni cominciano a colpire la capitale Belgrado, che si trova sul confine, sull’altra sponda del Danubio.

Dopodiché gli altri stati, sulla base dei precedenti accordi, ossia la Triplice intesa e la Triplice alleanza, si preparano a intervenire in guerra.

Dopo una serie di ultimatum, la Germania dichiara guerra alla Russia il primo agosto, alla Francia il 3 agosto e il 4 agosto invade il Belgio.

Lo stesso giorno la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania. Così, senza capire come, i cinque principali stati europei, più la Serbia e il Belgio, si trovano in guerra.

1914: I primi cinque mesi

 

In questa parte vengono descritti i seguenti avvenimenti:

  • guerra in Belgio, a Liegi, il 5 agosto del 1914.
  • 7 agosto: un corpo di spedizione inglese sbarca in Francia.
  • 7-23 agosto La battaglia delle frontiere, poiché si svolgono a cavallo dei confini tra Francia, Germania e Belgio. La battaglia delle frontiere finisce con la sconfitta dei francesi, che per la fine di agosto avranno 300.000 perdite.
  • 23 agosto-11 settembre Battaglia di Galizia (oggi divisa tra Polonia e Ucraina). Vincono i russi e gli austrici si devono ritirare.
  • 5-12 settembre Battaglia sulla Marna, fiume vicino a Parigi.
  • 21 ottobre – 22 novembre Battaglia a Ypres, nel Belgio settentrionale.
  • 29 ottobre bombardamento delle città russe sul Mar Nero.
  • 2 dicembre gli austriaci conquistano la capitale della Serbia, Belgrado.
  • 15 dicembre i serbi sconfiggono gli austriaci a Kolubara (fiume della Serbia) e si riprendono Belgrado.

Una tregua per Natale

Nel periodo di Natale i soldati sono al freddo, sotto la pioggia battente, la grandine e la neve e sono immersi nel fango e nella sporcizia delle trincee. Tutti vorrebbero essere a casa con le loro famiglie, al caldo. Papa Benedetto XV chiede ufficialmente una tregua natalizia, ma tutte le nazioni in lotta rifiutano.

I governi sebbene sappiano che Natale sia un momento delicato e che sia importante fare qualcosa per il morale delle truppe, ufficialmente non accordano una tregua.

Al contempo, gli inglesi distribuiscono centinaia di scatole in ottone, con il profilo della principessa Mary, figlia di re Giorgio, che contengono tabacco, materiale per scrivere, caramelle, etc.

Il governo tedesco invia migliaia di alberi di Natale e le candeline per decorarli.

Durante il primo giorno di Natale, senza che sia presente una direttiva ufficiale, la guerra si interrompe per una tregua. 

L’Italia entra in guerra 

 La decisione di intervenire in guerra fu presa nell’aprile del 1915, quando il primo ministro Salandra, il ministro degli esteri Sonnino, con l’appoggio di Vittorio Emanuele III, avevano firmato a Londra, un patto segreto (Patto di Londra) in cui l’Italia si impegnava a entrare in guerra, entro un mese, a fianco di Inghilterra, Francia e Russia.

Il 23 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria a fianco della Triplice intesa, contro la Triplice alleanza, per ottenere i seguenti possedimenti:

  • il Trentino Alto Adige, fino al Brennero
  • La Venezia Giulia
  • L’Istria, alcune isole della Dalmazia, Saseno e Vallona in Albania
  • Parte dell’Impero coloniale tedesco e dei possedimenti ottomani.

Italiani sotto l’Austria

Molti italiani combattono nella grande guerra ben prima del 24 maggio del 1915 in quanto alcune terre di confine dell’Italia Settentrionale, per diverse ragioni storiche, appartengono all’impero austro/ungarico.

Il Trentino, Istria e la Dalmazia fanno parte dell’impero austro-ungarico per un insieme di motivi storici. l‘Istria e la Dalmazia erano stati consegnati all’impero asburgico da Napoleone, nel 1797; al Trentino tocca la stessa sorte nel 1815.

Trieste era sempre stata il porto mediterraneo dell’Austria, che faceva concorrenza a Venezia.

Trincee

Il 24 maggio del 1915 l’Italia entra in guerra contro l’Austria. La linea del fronte in cui si disputa la guerra è il confine tra Italia, Austria e Ungheria, ossia una grande S disposta in orizzontale lungo oltre 600 chilometri.

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Le battaglie vicino al fiume Isonzo sono undici, tra il 1915 e il settembre del 1917.

In questa parte abbiamo una visione di come si svolgeva la vita dei soldati nelle trincee: alcuni testimoniano che questo luogo di guerra era pieno di insetti di ogni genere, sporcizia e disordine. Erano luoghi pieni di desolazione.

Ai quattro angoli della terra

La grande guerra si estende in tutto il mondo, toccando luoghi remoti o obbligando centinaia di migliaia di soldati ad andare  a combattere a migliaia di chilometri da casa.

La guerra Bianca

In questa parte, Birattari spiega come si svolgeva la guerra sulle Alpi, tramite la testimonianza di alcuni militari.

A parte l’Isonzo, il fronte di guerra tra Italia e Austria, corre sulle Alpi, tra cime, valli e altipiani, dal passo dello Stelvio a ovest alle Alpi Giulie a est. In questo luogo di guerra (zona alpina) era necessario costruire strade, ripari nella roccia, affrontare tempeste di neve, sopportare notevoli difficoltà e disagi, considerata la tipologia di territorio e ambiente.

Cose che un soldato non deve fare

In questo passaggio del testo, Birattari, attraverso alcune sentenze dell’epoca, spiega quali erano i comportamenti che un soldato non avrebbe dovuto porre in essere, per evitare di finire di fronte al Tribunale militare. 

Ad esempio, un militare non poteva pronunciare la frase ‘Abbasso la guerra’, che costituiva la manifestazione di una volontà avversa alla disciplina e al servizio, poiché in tempo di guerra, servizio e disciplina militare, rappresentavano i doveri del cittadino verso la patria.

Donne

Anche se le donne non andarono in guerra, essa colpì anche loro, perché oltre a crescere la famiglia e ad accudire la prole, avevano l’arduo compito di procurarsi il necessario per vivere.

Ad esempio, Cesarina Giamella, in una lettera rivolta al marito in guerra, gli spiega come si svolge la sua faticosa giornata, caratterizzata da tempo da dedicare alla coltivazione dell’orto, alla cura dei figli, etc.

Per le donne che vivono in campagna la guerra è una catastrofe, non solo perché sono private dell’affetto dei loro compagni, ma anche perché non hanno un aiuto nelle incombenze quotidiane.

Inoltre, l’autore approfondisce l’argomento con un altro insieme di esempi da leggere e sui quali riflettere.

1916, 1917: guerra senza fine

La grande guerra è una guerra di logoramento, perché ognuno cerca di distruggere il nemico, in modo da costringerlo ad arrendendosi. Per ottenere questo risultato, vengono usate tutte le armi disponibili, anche i gas asfissianti e lacrimogeni.

Ma nemmeno i gas, con tutto il loro orrore, sono un’arma risolutiva, perché altri fattori (vedi ad esempio il blocco navale) determineranno l’esito della guerra.

Disastro a Caporetto (comune sloveno, vicino al confine con Italia)

La battaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia sull’Isonzo, venne combattuta durante la prima guerra mondiale tra gli italiani e le forze austro-ungariche. La sconfitta dell’esercito italiano in questa battaglia, portò alla sostituzione del generale Cadorna con Armando Diaz.

Nella disfatta di Caporetto muiono 11.000 soldati italiani e ci sono tanti feriti e prigionieri che vengono inviati nei campi di prigionia.

Prigionieri

In questa parte, l’autore ci spiega dove finissero i prigionieri di guerra, ossia i soldati italiani catturati dagli austriaci. Inoltre, l’autore spiega il tipo di vita nei campi di prigionia.

L’ultimo anno

In questa parte, l’autore spiega:

  • da una parte in che modo l’esercito italiano si riorganizza, anche grazie alla direzione del generale napoletano Armando Diaz.
  • dall’altra parte, come si stanno organizzando gli imperi centrali, considerato che essi sono ben consapevoli degli esiti negativi del blocco navale (effettuato dagli inglesi contro i tedeschi) e del fatto che non devono più preoccuparsi del nemico russo, in quanto uscito dalla guerra.

Dopo una guerra, prima di un’altra

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Dada

Risultati immagini per dada AMBIENTI DIDATTICI DI APPRENDIMENTO

La didattica che viene dal Nord Europa sta prendendo piede in Italia. Si chiama “Dada” e significa “didattica in ambienti di apprendimento”. Si tratta di creare ambienti di apprendimento per attivare percorsi operativi che tengano in considerazione la teoria del learning by doing, caratterizzati da attività didattiche pratiche, in modo da garantire una migliore sedimentazione delle conoscenze, oltre che l’acquisizione di abilità e competenze. In questa ottica, gli studenti diventano soggetti attivi nella costruzione dei loro saperi e della loro formazione. L’approccio dinamico e fluido del DADA prevede gli spostamenti degli studenti e questo aspetto riteniamo possa essere uno stimolo energizzante sulla capacità di concentrazione,  come testimoniato da accreditati studi neuro scientifici, che ci indicano come il modo migliore per attivare la mente (le sue cognizioni e le sue emozioni) sia mantenere in movimento, anche leggero, il corpo. La stessa Commissione europea, con l’introduzione del concetto di competenze chiave, richiama una dimensione attiva dell’apprendimento: una scuola che si basi sulla promozione delle competenze deve emanciparsi da modelli di setting standardizzati, preferendo il modello di laboratorio polifunzionale, dove gli studenti siano proattivi e collaborino, lavorando anche in gruppi. Particolare attenzione è stata posta all’aspetto visivo ed emozionale: i piani dell’edificio scolastico o i singoli dipartimenti disciplinari possono essere identificati con un colore e con un elemento iconografico caratterizzante.