Proposte per una scuola di eccellenza. La scuola che vorrei: dal seme al frutto
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1. Stipendio docente allineato alla media europea
Il divario retributivo tra i docenti italiani e i loro colleghi europei è documentato e imbarazzante.
Lo stipendio medio degli insegnanti italiani era fermo a 31.950 euro nel 2019, con una parabola discendente fino ai 31.320 euro del 2023, mentre in Germania la retribuzione annua media si attestava intorno ai 47.250 euro e la media OCSE era di 42.300 euro.
Il salario di un insegnante in Italia è pari a meno dei tre quarti del salario medio di un lavoratore laureato del nord Europa.
Proposta: Un piano triennale di adeguamento salariale che porti gli stipendi degli insegnanti italiani alla media OCSE, con incrementi e con una revisione del sistema degli scatti — che oggi premia esclusivamente l’anzianità, indipendentemente dalla qualità dell’insegnamento.
Gli aumenti previsti dai contratti 2022-2024 e 2025-2027, stimati complessivamente intorno ai 272 euro lordi mensili, restano insufficienti, per avvicinare gli stipendi italiani alla media europea.
Serve uno stanziamento straordinario e pluriennale, NON RATTOPPI CONTRATTUALI.
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2. Abolizione delle classi pollaio: massimo 15 alunni per classe
L’aumento delle “classi pollaio” è la diretta conseguenza dei tagli del 2008 (taglio Tremonti): il numero degli insegnanti in Italia calò dell’11,1%, mentre in Germania aumentò del 13%, in Finlandia del 12,9%, in Svezia del 21,9%. Aumentare il numero di studenti per classe è stato lo strumento principale con cui si è “risparmiato” sull’istruzione.
In Finlandia — spesso citata come modello di eccellenza nei risultati OCSE-PISA — le classi della scuola primaria hanno 7 alunni per classe. In Italia, la normativa vigente prevede classi fino a 26-27 alunni, con possibilità di deroghe al rialzo.
Proposta: Abbassare progressivamente il numero massimo di alunni per classe fino a 15, partendo dai plessi in aree di maggiore disagio socioeconomico e dai cicli di scuola dell’infanzia e primaria.
Questo richiede nuove assunzioni di docenti, edilizia scolastica adeguata (vedi punto 11) e un investimento nella formazione.
È il cuore pedagogico di qualsiasi riforma credibile.
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3. Ore dedicate alla lettura di testi integrali (italiano e lingua straniera)
La crisi della lettura tra i giovani è documentata. L’abitudine a leggere testi frammentari — spesso imposta dalla stessa organizzazione scolastica, che privilegia antologie ed estratti — impoverisce la capacità di concentrazione, comprensione e pensiero critico.
Proposta: Introdurre, in tutti i livelli scolastici, almeno due ore settimanali dedicate esclusivamente alla lettura silenziosa e guidata di testi integrali: narrativa, saggistica, articoli in italiano e in lingua straniera (in funzione dell’età e del livello).
Il modello può ispirarsi alle pratiche scandinave dove si dà molta importanza alla lettura — ogni bambino ha il suo libro del banco— e quando un alunno finisce prima un esercizio, l’insegnante lo invita a leggere, anziché attendere o disturbare.
La lettura è trattata come una pratica ordinaria e continua, non come un’attività eccezionale.
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4. Almeno un’ora di ginnastica al giorno in tutti i livelli scolastici
Le evidenze scientifiche sull’impatto dell’attività fisica sulle capacità cognitive e sul benessere psicofisico dei bambini e degli adolescenti sono schiaccianti.
Eppure in Italia la scuola prevede solo due ore settimanali di educazione motoria.
Tutti i sistemi scolastici avanzati privilegiano il movimento perché è fondamentale per l’apprendimento, il benessere di mente e corpo.
Proposta: Garantire almeno un’ora di attività motoria strutturata al giorno in tutti gli ordini scolastici, con spazi adeguati (vedi punto 12), personale qualificato e una concezione dell’educazione fisica non come “ore di sfogo” ma come disciplina integrata nello sviluppo cognitivo e relazionale.
In mancanza di palestre adeguate, le ore possono essere svolte anche all’aperto o in spazi alternativi, purché con adeguata programmazione pedagogica.
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5. Cura dell’ambiente scolastico come materia curricolare (collegata a Educazione Civica)
L’ambiente fisico della scuola è l’ambiente di vita di bambini e ragazzi: renderlo pulito, ordinato, bello e rispettato è un atto educativo in sé.
Il principio del ‘mi prendo cura di ciò che è mio e comune’ è il fondamento dell’educazione civica concreta.
Proposta: Introdurre in tutti i livelli scolastici un’ora di cura dell’ambiente, in cui gli studenti si occupino in prima persona della pulizia, del riordino, della decorazione e della manutenzione degli spazi scolastici.
Collegata esplicitamente al curricolo di Educazione Civica, questa attività forma al senso di responsabilità collettiva, alla cura del bene comune e all’identità comunitaria. Il modello giapponese — dove gli studenti puliscono le classi e i corridoi ogni giorno — è un riferimento consolidato.
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6. Educazione finanziaria
Gli italiani hanno storicamente una bassa alfabetizzazione finanziaria. L’indagine PISA 2022 ha assegnato agli adolescenti italiani un punteggio al di sotto della media dei Paesi più sviluppati.
L’educazione finanziaria è lo scudo contro l’incertezza e la scala per raggiungere i propri obiettivi, piccoli o grandi che siano.
Fino a pochissimo tempo fa l’Italia era uno dei pochi Paesi OCSE a non prevedere l’educazione finanziaria nei programmi scolastici. La svolta è arrivata con la Legge n. 21/2024 (cd. Legge Capitali), che ha introdotto l’educazione finanziaria in modo organico in tutte le scuole, dalla primaria alle superiori.
Proposta: Rafforzare l’impianto della legge 21/2024 aumentando le ore dedicate, formando adeguatamente i docenti (che oggi spesso non hanno competenze in materia).
Bisognerebbe ispirarsi ai modelli più avanzati: in Danimarca l’educazione finanziaria è obbligatoria per gli studenti tra i 13 e i 15.
In Italia dovrebbe includere i seguenti contenuti:
1) gestione del budget a disposizione;
2) come far fruttare il risparmio;
3) cosa offrono le banche e le assicurazioni;
4) quali siano i diritti dei consumatori;
5) come formulare la dichiarazione dei redditi;
6) districarsi tra scadenze fiscali: IMU, TARI.
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7. Personale educativo di supporto
Un insegnante che deve contemporaneamente insegnare, gestire i bisogni speciali, compilare documentazione e rispondere alle famiglie non può svolgere bene nessuno di questi compiti.
La scuola del XXI secolo richiede una équipe educativa, non un docente solo davanti alla classe.
Proposta: Prevedere per ogni plesso — in proporzione al numero di classi e alla complessità del bacino di utenza — figure di supporto stabile: educatori specializzati, mediatori culturali, tutor per alunni BES e DSA, assistenti alla comunicazione.
Questi professionisti devono essere assunti con contratti stabili e non ricadere sul precariato (vedi punto 17).
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8. Presidio psicologico e sanitario
Il benessere psicologico degli studenti è diventato una priorità emergenziale dopo gli anni del COVID-19, ma il problema è strutturale e precedente.
L’Italia sconta una cronica carenza di psicologi scolastici: molti istituti che ospitano centinaia di studenti non dispongono di alcuna figura di supporto psicologico stabile.
Proposta: Garantire la presenza di almeno uno psicologo e di un infermiere scolastico, per ogni istituto comprensivo o superiore.
Il presidio sanitario deve coprire anche la sorveglianza delle problematiche fisiche (postura, alimentazione, gestione delle emergenze) e la raccolta precoce di segnali di disagio.
In molti Paesi del Nord Europa questa è la norma da decenni.
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9. Figure di coordinamento organizzativo (comunicatori e gestori della complessità)
Una scuola che accoglie 800-1.000 persone ogni giorno è un’organizzazione complessa che richiede competenze gestionali specifiche.
Attualmente queste funzioni ricadono, spesso in modo informale e non retribuito, sui docenti coordinatori o sullo stesso dirigente scolastico.
Proposta: Introdurre negli istituti di maggiori dimensioni figure professionali dedicate al coordinamento organizzativo, alla comunicazione interna ed esterna, alla gestione delle relazioni con le famiglie e con il territorio.
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10. Personale amministrativo dedicato alla burocrazia scolastica
Il carico burocratico imposto alle scuole italiane è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni: PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa), RAV (Rapporto di Autovalutazione), rendicontazione PNRR, adempimenti sulla privacy, gestione dei progetti europei.
Tutto questo grava principalmente sui docenti, chiamati a svolgere gratuitamente — o con compensi irrisori — funzioni amministrative, per cui non sono stati formati.
Proposta: Assumere personale amministrativo specializzato per la gestione della documentazione istituzionale e della progettazione, sollevando completamente i docenti da questi adempimenti durante l’orario curricolare.
In buona sintesi, aumentano gli adempimenti a tutti i livelli, che ricadono interamente sul personale docente, privo di qualsiasi forma di supporto.
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11. Piano straordinario di risanamento dell’edilizia scolastica
Lo stato fisico di molti edifici scolastici italiani è indegno di un Paese civile: aule fredde d’inverno, tetti che perdono, bagni insufficienti, assenza di barriere architettoniche, laboratori obsoleti.
Non è possibile chiedere ai docenti e agli studenti di eccellere in ambienti degradati!
Proposta: Varare un piano pluriennale di risanamento e messa in sicurezza degli edifici scolastici, finanziato con fondi nazionali e europei (PNRR), con priorità agli istituti in condizioni di maggiore degrado strutturale e agli edifici a rischio sismico.
Il piano deve includere la transizione energetica degli edifici (isolamento termico, fonti rinnovabili) e l’adeguamento agli standard di accessibilità per persone con disabilità.
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12. Spazi belli, attrezzati e decorati per docenti e studenti
La qualità degli spazi fisici influenza profondamente la qualità delle relazioni e dell’apprendimento. Non si tratta di lusso, ma di pedagogia dell’ambiente.
Proposta: Destinare in ogni scuola almeno uno spazio comune — una sala docenti accogliente, un’aula polifunzionale, un giardino curato — in cui docenti e studenti possano incontrarsi, lavorare in gruppo, stare insieme in modo non formale.
Laboratori attrezzati, biblioteche scolastiche vive, spazi per la musica e l’arte non sono ‘extra’, ma parte integrante di un’offerta educativa di qualità.
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13. Assistenza legale per il personale scolastico
I docenti e i dirigenti scolastici si trovano sempre più frequentemente esposti a contenziosi legali — da parte di famiglie, studenti, enti — per i quali non dispongono di alcuna tutela istituzionale.
Questa vulnerabilità genera intimidazione e auto-censura educativa.
Proposta: Garantire a tutto il personale scolastico l’accesso gratuito ad assistenza legale per le controversie connesse all’esercizio della funzione professionale, attraverso convenzioni con l’Avvocatura dello Stato o con ordini forensi locali.
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14. Aggiornamento professionale in orario di lavoro
In tutti i settori pubblici e privati, la formazione continua si svolge durante l’orario di lavoro.
Nella scuola italiana, invece, i docenti sono tenuti — formalmente o per prassi consolidata — a seguire corsi di aggiornamento nel proprio tempo libero, a proprie spese.
Proposta: Garantire un monte ore annuale di formazione obbligatoria svolto interamente in orario di servizio, con sostituzione della classe durante le ore di aggiornamento.
La formazione deve essere di qualità certificata, pertinente alle discipline insegnate e alle sfide pedagogiche contemporanee (inclusione, digitale, didattica per competenze), e non ridursi a corsi online da completare rapidamente.
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15. Riscatto della laurea agevolato per i docenti
Il riscatto del periodo universitario ai fini pensionistici è uno strumento già esistente, ma economicamente inaccessibile agli insegnanti, considerati i loro livelli salariali.
Per chi entra tardi nel mercato del lavoro dopo anni di formazione e precariato, il riscatto della laurea può fare la differenza di anni di contributi.
Proposta: Prevedere per il personale docente un riscatto della laurea a costo ridotto o simbolico, sul modello delle agevolazioni già esistenti per i lavoratori under 45, oppure come avviene per i militari e per altre categorie di lavoratori del settore pubblico, i quali godono di riscatto di laurea a costo zero.
Questa misura è particolarmente urgente in combinazione con il problema del precariato: chi ha trascorso anni con contratti a termine ha buchi contributivi che il riscatto della laurea può parzialmente sanare.
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16. Pensione a 60 anni per i docenti
L’insegnamento è un lavoro intellettualmente ed emotivamente logorante, a causa dell’eccesso di lavoro sopra descritto (classi pollaio; burocrazia che ricade sui docenti; etc)
Pretendere che un docente di scuola elementare o secondaria continui a insegnare con efficacia fino a 67 anni è pedagogicamente discutibile.
Proposta: Prevedere per il personale docente la possibilità di andare in pensione a 60anni di età, analogamente a quanto già previsto per le forze dell’ordine e per altre categorie con lavoro usurante.
Questa misura ha il vantaggio aggiuntivo di liberare cattedre per l’immissione in ruolo di docenti più giovani, contribuendo anche alla soluzione del problema del precariato.
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17. Piano razionale per il superamento del precariato
Il precariato nella scuola italiana è un’emergenza strutturale di dimensioni eccezionali.
Nel 2015 erano precari il 12% degli insegnanti; nel 2022 la percentuale ha raggiunto il 25%.
Proposta: Un piano triennale di stabilizzazione che preveda: concorsi annuali con numero di posti coerente ai fabbisogni reali e la trasformazione a tempo indeterminato dei posti strutturalmente occupati da supplenti ogni anno.
Il precariato non si supera con i concorsi straordinari una tantum, ma con una pianificazione seria e continuativa del fabbisogno di personale su base pluriennale.
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Scegliere di finanziare l’istruzione significa smettere di gestire il declino e iniziare a progettare la rinascita.
Un insegnante valorizzato e una classe sicura non sono voci di spesa: sono le fondamenta della nostra democrazia.
Trasformiamo la scuola da costo di gestione a motore d’eccellenza.