Storia 3

 

Napoleone si incorona Imperatore

Il 2 dicembre 1804, in Notre-Dame de Paris, Napoleone Bonaparte si pose da solo la corona sul capo davanti a Pio VII, simbolicamente affermando che nessuno — nemmeno il papa — gli aveva conferito il potere. L’atto chiudeva definitivamente la fase rivoluzionaria francese e apriva l’era napoleonica.

L’Impero francese si estese fino a controllare direttamente o indirettamente buona parte dell’Europa continentale, imponendo il Codice Napoleonico (1804) che aboliva i privilegi feudali e secolarizzava il diritto civile in decine di paesi.

Fonte: Tulard, J., Napoléon ou le mythe du sauveur, Fayard, 1977 · Codice civile dei francesi, testo originale, 1804.

Il Congresso di Vienna ridisegna l’Europa

Tra settembre 1814 e giugno 1815, le potenze vincitrici — Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna — ridisegnarono le frontiere europee dopo le guerre napoleoniche. Il Congresso sancì il principio di «legittimità» (restaurazione delle monarchie pre-rivoluzionarie) e di «equilibrio europeo» (nessuna potenza doveva dominare le altre).

L’Italia tornò a essere frammentata: il Lombardo-Veneto all’Austria, il Piemonte ai Savoia, il resto a sovrani locali. La Confederazione germanica sostituì il dissolto Sacro Romano Impero con 39 stati sovrani.

Fonte: Schroeder, P.W., The Transformation of European Politics 1763–1848, Oxford, 1994.

La Primavera dei Popoli — l’anno delle rivoluzioni

Nel febbraio 1848 Parigi insorge, Luigi Filippo abdica e nasce la Seconda Repubblica. In pochi settimane le sommosse si propagano in Austria, Ungheria, Germania, Boemia, Italia (Cinque Giornate di Milano, marzo 1848), Romania. Per la prima volta il continente visse rivoluzioni simultanee animate da ideali liberali e nazionali.

Le rivoluzioni furono in gran parte represse entro il 1849, ma lasciarono tracce permanenti: la servitù della gleba fu abolita definitivamente nell’Impero asburgico, e le istanze nazionali — soprattutto in Italia e Germania — divennero irreversibili nell’agenda politica europea.

Karl Marx ed Engels pubblicarono il Manifesto del Partito Comunista il 21 febbraio 1848, settimane prima delle prime insurrezioni, analizzando le contraddizioni di classe come motore della storia.

Fonte: Sperber, J., The European Revolutions, 1848–1851, Cambridge, 2005.

Nasce il Regno d’Italia

Il 17 marzo 1861 il Parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II «Re d’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione». Il Risorgimento aveva unificato la penisola attraverso una sequenza di guerre (1848–49, 1859, 1866), la diplomazia di Cavour — che coinvolse la Francia come alleata con i Patti di Plombières (1858) — e la spedizione dei Mille di Garibaldi (maggio–ottobre 1860), che consegnò il Sud al Piemonte.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, il processo di unificazione si completò con l’annessione del Veneto (1866) dopo la terza guerra d’indipendenza e dello Stato Pontificio con la presa di Roma (20 settembre 1870), che divenne capitale. Successivamente, dopo la prima guerra mondiale, vennero annesse le terre “irredente” (Trentino, Alto Adige, Trieste e Istria).

Fonte: Banti, A.M., Il Risorgimento italiano, Laterza, 2004 · Mack Smith, D., Italy: A Modern History, Michigan, 1959.

Il Reich di Bismarck — l’unificazione tedesca

Il 18 gennaio 1871, nella Sala degli Specchi di Versailles, Guglielmo I di Prussia fu proclamato Imperatore di Germania. L’unificazione tedesca era avvenuta «con ferro e sangue» secondo la formula del cancelliere Otto von Bismarck: tre guerre in sette anni — contro la Danimarca (1864), l’Austria (1866) e la Francia (1870–71) — avevano reso la Prussia egemone tra gli stati tedeschi.

Il Secondo Reich unificato divenne rapidamente la prima potenza industriale continentale. Tra il 1870 e il 1914 la produzione siderurgica tedesca superò quella britannica. La nascita di questa potenza alterò irrimediabilmente gli equilibri europei stabiliti a Vienna nel 1815.

Fonte: Pflanze, O., Bismarck and the Development of Germany, Princeton, 1990.

«Le grandi questioni del tempo non si decidono con discorsi e deliberazioni della maggioranza — questo fu il grande errore del 1848 e 1849 — ma col ferro e col sangue.»

— Otto von Bismarck, discorso al Parlamento prussiano, 30 settembre 1862

 

La Conferenza di Berlino — la spartizione dell’Africa

Tra novembre 1884 e febbraio 1885, quattordici potenze europee si riunirono a Berlino per regolamentare la colonizzazione dell’Africa. Nessun africano fu invitato. La Conferenza stabilì il principio dell’«occupazione effettiva» — per reclamare un territorio occorreva presidiarlo militarmente — accelerando la corsa coloniale.

Nel 1870 circa il 10% dell’Africa era sotto controllo europeo; nel 1914 la percentuale aveva raggiunto il 90%. Solo Etiopia e Liberia rimasero formalmente indipendenti. Le frontiere tracciate con il righello su mappe imprecise ignorarono etnie, lingue e tribù, creando tensioni la cui eco è arrivata fino al XXI secolo.

Fonte: Pakenham, T., The Scramble for Africa, Weidenfeld & Nicolson, 1991.

La Seconda Rivoluzione Industriale trasforma il mondo

Tra il 1870 e il 1914 l’umanità conobbe trasformazioni tecnologiche senza precedenti: l’elettricità (Edison, bulbo elettrico 1879; Tesla, corrente alternata), il motore a scoppio (Daimler e Benz, 1885), il telefono (Bell, 1876), la radio (Marconi, 1895). La chimica organica tedesca dominò la produzione di coloranti, farmaci e fertilizzanti sintetici.

Tra il 1870 e il 1913 il PIL mondiale pro capite crebbe di circa il 50%, ma i benefici erano distribuiti in modo estremamente diseguale: l’orario di lavoro nelle fabbriche europee era di 12–14 ore giornaliere, e i movimenti sindacali emergevano come risposta organizzata allo sfruttamento industriale.

Fonte: Landes, D., The Unbound Prometheus, Cambridge, 1969 · Maddison Project Database, 2020.

La Grande Guerra/Prima guerra mondiale — «Il suicidio dell’Europa»

Il 28 giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria fu assassinato a Sarajevo da Gavrilo Princip, nazionalista bosniaco. In sei settimane, il meccanismo delle alleanze (Triplice Intesa vs. Triplice Alleanza) trascinò tutte le grandi potenze in guerra. Non fu solo l’attentato: decenni di rivalità coloniali, riarmo navale, crisi marocchine e balcaniche avevano reso l’Europa un polveriera.

La Prima Guerra Mondiale (1914–1918) causò tra 17 e 20 milioni di morti, di cui circa la metà civili. Per la prima volta nella storia furono impiegati sistematicamente gas tossici (cloro, fosgene, iprite), carri armati, aviazione militare e guerra sottomarina illimitata. Quattro imperi — Ottoman, Austro-Ungarico, Russo e Tedesco — cessarono di esistere entro il 1918.

Fonte: Keegan, J., The First World War, Hutchinson, 1998 · Statistiche CICR, Ginevra.

La Rivoluzione Russa — la nascita dell’URSS

In Russia il 1917 vide due rivoluzioni: la Rivoluzione di Febbraio abbatté lo zar Nicola II (abdicò il 2 marzo), sostituendo il regime autocratico con un governo provvisorio. La Rivoluzione d’Ottobre — la notte del 25 ottobre (7 novembre nel calendario gregoriano) — portò i bolscevichi di Lenin al potere con il colpo di stato che scalzò il governo Kerensky.

La Russia uscì dalla Grande Guerra con il Trattato di Brest-Litovsk (marzo 1918), cedendo enormi territori. Seguì una guerra civile (1918–1921) tra Armata Rossa bolscevica e forze «Bianche» anti-comuniste che causò altri 5–9 milioni di morti. Nel 1922 nacque l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il primo stato comunista della storia.

Fonte: Pipes, R., The Russian Revolution, Knopf, 1990 · Malia, M., The Soviet Tragedy, Free Press, 1994.

Il Grande Crollo — la Grande Depressione

Il 24 ottobre 1929 («Giovedì Nero»), Wall Street crollò: in pochi giorni i mercati azionari statunitensi persero oltre il 30% del loro valore. La crisi si propagò a livello globale attraverso il ritiro dei capitali americani dall’Europa e il crollo del commercio internazionale.

Nel 1932 negli USA il tasso di disoccupazione raggiunse il 25%; in Germania, già provata dai debiti di guerra e dall’iperinflazione del 1923, salì oltre il 30%. La disperazione economica aprì la strada ai movimenti totalitari: Hitler ottenne la cancelleria nel gennaio 1933, in parte sfruttando la crisi. Il New Deal di Roosevelt (1933) tentò di rispondere con investimenti pubblici massicci.

Fonte: Galbraith, J.K., The Great Crash 1929, Houghton Mifflin, 1955 · Kindleberger, C., The World in Depression, California, 1986.

La Seconda Guerra Mondiale — la guerra totale

Il 1° settembre 1939 la Germania nazista invase la Polonia. Due giorni dopo Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania. Il conflitto si estese in modo globale: l’attacco giapponese a Pearl Harbor (7 dicembre 1941) coinvolse gli USA; l’invasione tedesca dell’URSS (Operazione Barbarossa, 22 giugno 1941) aprì il fronte orientale, il più sanguinoso della storia.

La Seconda Guerra Mondiale causò tra 70 e 85 milioni di morti — circa il 3% della popolazione mondiale del tempo. L’Olocausto portò all’assassinio sistematico di 6 milioni di ebrei e di milioni di altri perseguitati (rom, disabili, oppositori politici) nei campi di sterminio nazisti. Le bombe atomiche su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945) — 129.000–226.000 vittime stimate — accelerarono la resa giapponese e inaugurarono l’era nucleare.

Fonte: Beevor, A., The Second World War, Weidenfeld & Nicolson, 2012 · Yad Vashem, documentazione Olocausto.

La Cortina di Ferro e la divisione del mondo

Winston Churchill aveva coniato l’espressione «Cortina di Ferro» nel discorso di Fulton (5 marzo 1946), ma è nel 1947 che la Guerra Fredda si istituzionalizzò: la Dottrina Truman (marzo 1947) impegnava gli USA a sostenere i governi minacciati dal comunismo; il Piano Marshall (giugno 1947) stanziò 13 miliardi di dollari (circa 150 miliardi odierni) per la ricostruzione dell’Europa occidentale, anche con l’obiettivo di renderla impermeabile all’influenza sovietica.

L’URSS rispose creando il Cominform (ottobre 1947) per coordinare i partiti comunisti europei, e il COMECON (1949) come alternativa economica al blocco occidentale. Il mondo si divise in due sfere di influenza con arsenali nucleari puntati l’uno sull’altro.

Fonte: Gaddis, J.L., The Cold War: A New History, Penguin, 2005.

Yuri Gagarin nello spazio — la corsa all’universo

Il 12 aprile 1961, il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin completò un’orbita completa attorno alla Terra a bordo della Vostok 1, diventando il primo essere umano nello spazio. Il volo durò 108 minuti. Il successo sovietico intensificò la corsa allo spazio: il presidente Kennedy, in risposta, annunciò al Congresso il 25 maggio 1961 l’obiettivo di portare un uomo sulla Luna entro il decennio.

L’8 luglio 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin toccarono il suolo lunare con la missione Apollo 11. La corsa allo spazio era anche una gara tecnologica e di propaganda: tra il 1957 (lancio dello Sputnik) e il 1969, entrambe le superpotenze investirono decine di miliardi nello sviluppo aerospaziale, con ricadute fondamentali su informatica, materiali e telecomunicazioni.

Fonte: Brzezinski, M., Red Moon Rising: Sputnik and the Hidden Rivalries that Ignited the Space Age, Times Books, 2007.

La Crisi dei Missili di Cuba — il mondo sull’orlo di una crisi profonda

Dal 16 al 28 ottobre 1962 il mondo fu più vicino di quanto si sappia a una guerra nucleare. Quando aerei spia U-2 fotografarono basi missilistiche sovietiche in costruzione a Cuba, capaci di colpire le principali città americane in pochi minuti, Kennedy impose un blocco navale dell’isola e chiese la rimozione dei missili.

Per tredici giorni le forze nucleari di entrambi i paesi rimasero in stato di allerta massima. La crisi si risolse con un accordo segreto: i sovietici ritirarono i missili da Cuba; gli americani si impegnarono a non invadere Cuba e a ritirare i missili Jupiter dalla Turchia. L’episodio portò all’istituzione della «linea rossa» diretta Mosca-Washington (1963).

Fonte: Kennedy, R.F., Thirteen Days, Norton, 1969 · Blight, J.G., The Shattered Crystal Ball, Rowman, 1990.

«Non sappiamo con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta sarà combattuta con bastoni e pietre.»

— Albert Einstein, intervista a Alfred Werner, Liberal Judaism, aprile-maggio 1949

Il Sessantotto — la rivoluzione culturale globale

Il 1968 vide una simultanea esplosione di movimenti contestatari su scala mondiale: in Francia il maggio ’68 portò alla più grande sciopero generale della storia (10 milioni di lavoratori) e alle barricate studentesche a Parigi; negli USA i movimenti per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam infiammarono le università; a Praga la «Primavera» di Dubček fu soffocata dall’invasione sovietica nell’agosto (operazione 500.000 soldati del Patto di Varsavia).

Il Sessantotto non fu una rivoluzione politica ma trasformò le società occidentali in profondità: accelerò l’emancipazione femminile, i diritti LGBT, la critica all’autorità, la secolarizzazione, la riforma dell’università. Martin Luther King fu assassinato il 4 aprile 1968; Robert Kennedy il 6 giugno.

Fonte: Kurlansky, M., 1968: The Year That Rocked the World, Ballantine, 2004.

Caduta del Muro di Berlino — l’Europa si riunisce

Nella notte del 9 novembre 1989, a seguito di una dichiarazione mal interpretata del portavoce del governo della DDR Günter Schabowski, migliaia di berlinesi si riversarono ai checkpoint e i soldati, senza ordini chiari, aprirono i valichi. Il Muro — costruito il 13 agosto 1961 per impedire la fuga verso Ovest, con 140 vittime documentate tra chi tentò di attraversarlo — fu abbattuto spontaneamente dalla folla.

La caduta del Muro segnò la fine simbolica della Guerra Fredda. Nel 1990 la Germania si riunificò (3 ottobre). Nel 1991 l’Unione Sovietica si dissolse formalmente il 25 dicembre, con le dimissioni di Gorbaciov, dando vita a 15 stati indipendenti. Il Patto di Varsavia era già sciolto. La NATO e l’Unione Europea si espansero verso Est.

Fonte: Garton Ash, T., The Magic Lantern, Random House, 1990 · Sarotte, M.E., 1989: The Struggle to Create Post–Cold War Europe, Princeton, 2009.

Il World Wide Web — la rete che cambia tutto

Il 6 agosto 1991 Tim Berners-Lee, fisico britannico al CERN di Ginevra, pubblicò il primo sito web della storia, rendendo accessibile al pubblico il protocollo HTTP e il linguaggio HTML che aveva sviluppato dal 1989. Il Web non era internet — le reti informatiche esistevano dagli anni ’60 (ARPANET, 1969) — ma ne rese possibile l’uso di massa attraverso un’interfaccia ipertestuale intuitiva.

In meno di un decennio il Web trasformò l’economia (e-commerce con Amazon 1994, eBay 1995), l’informazione (Google 1998), la comunicazione (e-mail di massa, prime chat). Nel 1991 gli utenti internet erano meno di 5 milioni; nel 2000 avevano superato 400 milioni. La rivoluzione digitale ridefinì il lavoro, la cultura e i rapporti di potere economici.

Fonte: Berners-Lee, T., Weaving the Web, HarperCollins, 1999 · Internet World Stats, dati storici.